Federazione di Grosseto
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  • Amministrative 2009: Documento di indirizzo politico

    Pubblicato il dicembre 30th, 2008 Segreteria Nessun commento

    L’appuntamento elettorale della prossima primavera che, con tutta probabilità, vedrà accoppiato il voto per le Europee e per le amministrative, rappresenta per il nostro partito un passaggio fondamentale. Se infatti non riusciremo a dare un visibile segno di inversione di tendenza rispetto al disastroso risultato elettorale dello scorso 13 aprile, ogni prospettiva di rilancio del P.R.C e dell’intera sinistra rischia di bloccarsi per un lungo periodo.

    L’oscuramento mediatico a cui siamo sottoposti, dopo l’uscita dal Parlamento nazionale, richiede una nuova capacità di riprendere parola ed iniziativa sui territori. Non possiamo perciò attraversare la fase di confronto e successivamente la campagna elettorale senza produrre una forte iniziativa sia durante, prima che della formazione di programmi e liste, che dopo. E’ pertanto più che mai necessario che il Partito riesca a muoversi mantenendo una chiara linea comune ed una forte relazione tra tutte le strutture territoriali coinvolgendo in questo percorso le soggettività della sinistra presenti sul territorio.

    La costruzione di una linea comune entro cui ogni circolo eserciti la sua autonomia di giudizio è pertanto essenziale per rendere percepibile un segnale già fortemente indebolito.

    E’ importante che il confronto venga condotto in modo coerente nelle diverse realtà territoriali, circoli e federazioni, comuni e amministrazione provinciale.

    Rifondazione Comunista, pur disponibile al confronto su qualsiasi proposta o argomento avanzato dalle forze politiche potenziali alleate, non è interessata né alle primarie interne ad esse, né alle eventuali primarie di coalizione del centrosinistra. Per come si sono andate caratterizzando in Italia e nei territori, le primarie sono oramai uno strumento di mera legittimazione di candidature già decise dai vertici dei partiti, piuttosto che un efficace esercizio della democrazia dal basso, finalizzato all’individuazione dei candidati stessi. Ogni componente politica, pertanto, ha il dovere di proporre ai ruoli amministrativi le persone che ritiene più adatte al raggiungimento degli obiettivi programmatici della coalizione, che per noi restano l’argomento principale da discutere.

    La valutazione e la formalizzazione dei nomi è sicuramente un passaggio fondamentale in sede di accordo di coalizione, e va messa in relazione con la necessità di riaffermare il “vincolo” della questione morale e quindi della reale credibilità e rappresentanza popolare di chi viene indicato.

    Tuttavia, proponiamo e riteniamo prioritaria l’apertura, parallelamente, di una fase di ascolto/consultazione democratica “tra” e “con” i cittadini, utile non solo per recuperare e trasmettere all’esterno uno spirito unitario e autenticamente solidale tra le forze politiche del centrosinistra (ovvero le ragioni vere dell’alleanza, senza diffidenze, per un riconoscimento reciproco delle pari dignità), ma soprattutto per ristabilire un contatto stretto tra queste ultime e gli elettori (e i loro bisogni), coinvolgendoli direttamente nel confronto per la definizione delle linee programmatiche della coalizione. Anche così si può marcare la nostra diversità con il centrodestra e le sue pratiche gerarchiche, funzionali alle logiche di potere dei suoi padroni politici ed economici.

    In altre parole, meglio le “primarie” di programma. La forma migliore potrebbe essere data dall’organizzazione, a partire da gennaio/febbraio 2009, di iniziative nelle piazze, banchetti, assemblee in tutti i comuni, offrendo a chi vi partecipa non tanto le risultanze di quanto i partiti elaborano nelle rispettive segreterie, ma soprattutto l’opportunità di esprimersi. Occorre investire i cittadini della “responsabilità della scelta” e del “diritto di scelta” sulle migliori soluzioni ai problemi del territorio, anche attraverso un’attenta e trasparente valutazione di opzioni diverse relativamente a quegli argomenti che non vendono il pieno accordo tra i partiti del centrosinistra. Ciò faciliterebbe il perseguimento di una sintesi programmatica ideale e la definizione di linee di politica amministrativa meno fumose e più concrete, più vicine alle reali aspettative della popolazione.

    In particolare il CPP impegna tutti i livelli organizzativi del partito a promuovere percorsi di confronto con le altre forze che si collocano nel centro sinistra sulle possibili alleanze elettorali valutandone l’esito, secondo le proprie competenze e la propria autonomia, in base alle convergenze programmatiche raggiunte. La centralità dei programmi va affermata con chiarezza non ponendo

    come premessa né la rottura, né l’alleanza con il PD e non accettando preclusioni pregiudiziali ad un rapporto tra P.D. ed il P.R.C . E’ di conseguenza urgente la messa a punto dei punti di maggior rilievo e che possono essere comuni a tutti i territori individuando alcune direttrici essenziali: servizi, democrazia, beni comuni, utilizzo del territorio, ambiente ed un complessivo profilo politico in grado di porsi come alternativo alle politiche del governo, aggiungendo le questioni che hanno un preciso ambito territoriale.

    Allo stesso tempo, è necessario che il P.R.C., recuperando lo spirito di Genova 2001, si ponga nuovamente la società come baricentro dell’agire politico e il proposito dell’internità ai movimenti, quindi riallacciando con essi quel rapporto ormai perso da tempo, proponendosi come possibile sponda rispetto alle istanze della società tenendo presente il principio del rispetto e dell’autonomia politica, ma anche la necessità di una reciproca contaminazione. Ciò risulta fondamentale per valutare i reali rapporti di forza presenti nella società, così da evitare il ripetersi della fallimentare esperienza del governo Prodi.

     

    Il C.P.P. ritiene indispensabile che il confronto venga proposto su tutto il territorio provinciale impedendo che si determinino condizioni per cui il P.D. persegua un atteggiamento di autosufficienza nei comuni dove la nostra forza elettorale non è decisiva ai fini del risultato elettorale. Dovremo dire con chiarezza che il P.R.C. non è disponibile ad essere usato come ruota di scorta e che la individuazione di modi e tempi distinti per la discussione programmatica e per la scelta degli eventuali candidati comuni per il rinnovo di tutte le amministrazioni in scadenza, è una precondizione che tiene legati l’insieme dei territori. E’ quasi superfluo ribadire che l’ultima parola rispetto alla valutazione del possibile profilo di accordo programmatico, spetta ai circoli dei comuni le cui amministrazioni sono sottoposte a rinnovo, mentre, secondo statuto, il giudizio sul livello provinciale spetterà allo stesso Comitato Politico.

    Si tenga presente un altro elemento che deve essere determinante nella scelta se andare a concludere o meno gli accordi elettorali: la questione morale. Detta questione deve riguardare non solo il principio del buongoverno, ma anche la valutazione della classe dirigente con la quale ci potremmo sedere ad un tavolo di trattativa programmatico. In questi anni spesso le primarie sono state indicate come mezzo necessario per il ricambio della classe dirigente. Ma l’esperienza concreta ha dimostrato che anche il cosiddetto “volto nuovo”, se influenzato dai “vecchi schemi”, non comporta il cambiamento di una virgola rispetto al normale influenzamento dei poteri forti rispetto alle questioni amministrative più rilevanti. A tal proposito, è necessario porre con forza l’esigenza che le decisioni vengano prese nella più ampia trasparenza e che ci sia una classe dirigente in grado di poter essere garante della corretta, disinteressata e puntuale applicazione di quei programmi eventualmente decisi insieme. Se così non fosse, non potrebbero esserci i margini per un’alleanza.

     

    Ancora prima di avviare il confronto con il P.D. è indispensabile che si sviluppi una iniziativa unitaria nei confronti delle altre forze della sinistra: PdCI, Verdi, S.D, e con le realtà di movimento eventualmente presenti sui territori.

    Dovremo, a tale proposito, rendere evidente e perseguire l’obbiettivo di determinare una posizione comune di tali soggetti dentro l’eventuale percorso di confronto con il P.D.

    Nei comuni al di sotto dei 15.000 abitanti potranno essere composte liste elettorali comuni di centro sinistra a cui aderire con i nostri candidati, ma nel caso di impossibilità di chiudere accordi con il P.D. dovranno esser verificate tutte le possibilità di liste comuni della sinistra. La presentazione del nostro simbolo nei piccoli comuni resta una possibilità da percorrere solo dopo aver tentato le altre vie.

    Diverso è il ragionamento per la provincia ed i comuni sopra 15.000 dove la legge elettorale ci consente di chiudere alleanze senza rinunciare alla presentazione del nostro simbolo che dovrà pertanto essere presente sulla scheda.

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