Pubblicato il febbraio 5th, 2009
mzaccherotti
Se qualcuno avesse scordato che nei depositi nucleari di Stati Uniti e Russia ci sono ancora abbastanza testate da ridurci tutti in pulviscolo, ieri il presidente americano, o meglio, un articolo su The Times che riferisce di una sua proposta a Mosca, ce lo ha ricordato.
Barack Obama prepara un’offerta per arrivare a un taglio dell’80% degli arsenali atomici dei due Paesi. Non è una sorpresa: nei giorni in cui si parlava della scelta del vice, era (per poco) circolato anche il nome di Sam Nunn, ex senatore democratico della Georgia da anni impegnato per la riduzione degli arsenali attraverso una campagna denominata Nuclear threat initiative .
La proposta entrerà nei negoziati per il nuovo trattato Start e farebbe scendere le testate nucleari di ognuna delle due potenze da 5mila a mille. Ancora abbastanza per ridurre il pianeta a un mucchietto di polvere malsana, ma comunque il più grande passo avanti nella direzione di un mondo senza atomiche da quando è finita la Guerra fredda. A dicembre 2009 scade infatti il Trattato Start del 1991 e, se al potere ci fosse ancora stato Bush, negoziare una nuova riduzione degi arsenali non sarebbe stato facile. Lo Start segnò la fine dell’incubo nucleare dopo anni in cui i toni forti, il dispiegamento di missili in Europa e la paura del “doom day” erano divenuti una parte dell’immaginario di ciascuno. Start pose fine alla corsa agli armamenti e dimezzò - da 10mila a 5mila - il numero di testate in possesso di ciascuna superpotenza.
L’offerta di rilanciare il disarmo nucleare è anche il secondo passo di Obama nella direzione di un ritorno a rapporti decenti con Mosca dopo il congelamento dello scudo antimissile nell’est europeo. A prescindere dai rapporti bilaterali, è un’ottima notizia.
Secondo il Times il presidente Usa vuole creare un ufficio per la non-proliferazione alla Casa Bianca, alla cui guida dovrebbe andare Gary Samore, già responsabile per il disarmo sotto Clinton. L’ufficio sovrintenderà ai negoziati che saranno affidati al Dipartimento di Stato. «Vogliamo riportare la Russia in un tradizionale processo di riduzione delle armi, giuridicamente vincolante - ha spiegato un funzionario dell’Usa al quotidiano - siamo pronti a impegnarci in un dialogo più ampio con i russi, su problemi che li preoccupano».
Positiva la prima reazione della Russia: il vicepremier Ivanov ha detto di accogliere «con favore» la disponibilità ad avviare negoziati per arrivare entro un anno alla firma di un nuovo trattato Start. «Siamo pronti a farlo», ha dichiarato Ivanov che nel fine settimana avrà incontri con ministri e rappresentanti alla Conferenza di Monaco di Baviera sulla sicurezza. Per il vicepremier russo una riduzione delle testate atomiche «sarebbe un buon esempio e un buon messaggio per le altre potenze nucleari», così come per i Paesi che hanno i mezzi per diventarlo. Ivanov ha assicurato anche la disonibilità di Mosca a «contribuire all’avvio di un dialogo diretto tra Washington e Teheran».
Ieri a Berlino si è tenuta la prima riunione post Bush del 5+1, il gruppo che conduce i negoziati con Teheran formato dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu e dalla Germania. Il testo conclusivo della riunione enfatizza «l’impegno per una soluzione diplomatica» basata sull’offerta di incentivi in cambio del congelamento delle attività di arricchimento dell’uranio e la minaccia di inasprimento delle sanzioni nel caso in cui l’Iran si rifiutasse di collaborare.
Proprio l’Iran - e altri Paesi in possesso di armi nucleari - sono tra gli obbiettivi della strategia Usa. Disarmare potrebbe essere un ottimo strumento di pressione con Teheran. E migliorerebbe parecchio l’immagine degli Usa nel mondo. Stavolta infatti, sarebbe Washington a rilanciare il disarmo, non come passaggio per superare una crisi militare e diplomatica ma come atto positivo.
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