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PROGRAMMA AMMINISTRATIVE DELLA LISTA VERDE A SOSTEGNO DI BAROCCI
Pubblicato il maggio 15th, 2009 Nessun commento
PROGRAMMA AMMINISTRATIVOELEZIONI PROVINCIALI GROSSETO
6-7-GIUGNO 2009
LISTA “LA SCELTA VERDE”
Queste elezioni si tengono nel pieno di una crisi che è figlia di un modello di economia basato su una falsa crescita e sull’impoverimento delle risorse naturali e sociali che coinvolge anche il grossetano. L’impoverimento del territorio, la dissipazione di energia, lo sfruttamento intensivo delle ricchezze naturali, la crescita dei consumi e la moltiplicazione irrazionale dei bisogni stanno alla base di una crisi che distrugge la terra su cui viviamo e crea miseria ed incertezze tra la gente. La crescita dei costi dei beni primari, la mercificazione dei diritti, del diritto all’acqua su tutti, la perdita di qualità nella vita quotidiana, nelle relazioni, la perdita del potere contrattuale delle persone di fronte ai nuovi monopoli sono le espressioni del ritorno di un’aristocrazia feudale sostenuta da una politica mediocre ed asservita ad interessi sconosciuti.
Non ci troviamo solo dentro ad una crisi economica bensì dentro ad una crisi culturale e di identità per uscire dalla quale abbiamo bisogno di una bussola per orientarci; per questo proponiamo di assumere la natura come maestra e la cultura ecologista come abbecedario dei suoi valori.
Noi Ecologisti crediamo che per uscire da questa crisi ci sia bisogno di discontinuità rispetto ai vecchi modelli e che serva una strategia politica fondata sull’ecologia e sull’armonia tra persone e ambiente. Noi proponiamo un sentiero inedito, basato su nuovi stili di vita che guardano a forme di benessere fondate sulla riscoperta del senso della misura, del risparmio e della tutela delle risorse naturali, del rispetto di ogni forma di diversità, biologica, sociale e culturale. Equilibrio, sicurezza e serenità stanno alla base di un progetto politico che guarda ad una pace durevole e ad un benessere giusto e duraturo per tutti, nessuno escluso. Per la nostra terra proponiamo di: valorizzare i prodotti delle nostre campagne mettendoli al centro di un programma che promuove salute, economia, occupazione e tutela del territorio con un turismo affidato all’ineguagliabili risorse culturali ed ambientali, affidiamo la nostra proposta ad una mobilità pubblica su ferro e su gomma, per ridurre l’insensata valanga del traffico privato, a politiche di risparmio delle risorse naturali, alla tutela della loro qualità, alla pulizia dell’aria e dei… cieli, a ristabilire il primato delle relazioni umane basate sul riconoscimento reciproco in quanto ogni diversità in natura è espressione ricchezza, alla valorizzazione dei centri di produzione di formazione, cultura, professionalità e scienza.
Queste proposte sono maturate anche a seguito dei rapporti con il centro sinistra.
Con varie espressività gli ecologisti hanno cercato di far cambiare la rotta ma adesso siamo convinti che questo non basti, serve un cambiamento più deciso serve maggiore determinazione e più coerenza. Basta con il falso progresso e le incertezze occorre assumersi nuove responsabilità e noi, come espressione civica ed ecologista ci candidiamo a farlo. Una alternativa esiste e appartiene al sentire di molte persone che non trovano le parole per esprimere il loro disagio al quale noi cerchiamo di dare voce.
Non crediamo alle aristocrazie legati agli interessi indicibili delle autostrade ma crediamo nelle intelligenze delle persone che domandano rispetto ed una prospettiva di vita serena e certa, oggi per sé, domani per i loro figli e nipoti. Gli Ecologisti considerano legittimi tutti gli interessi economici che insistono sul territorio purché trasparenti e compatibili con gli interessi delle sue comunità. Crediamo ad una economia del commercio basata sulla valorizzane dei prodotti locali, crediamo alla scienza come valore, consideriamo la scuola e l’università una risorsa ed una opportunità di ricchezza, crediamo ad un terziario di qualità che da essa in parte deriva; crediamo ad un futuro affidato ad una economia di qualità che si esprime attraverso i saperi della gente, le sue capacità, la qualità eccellente dei suoi prodotti, crediamo nel territorio e nel paesaggio che porta le tracce dei suoi saperi, come risorse da valorizzare ma non da consumare. Ci opponiamo alle cartolarizzazioni della cultura e della bellezza, la loro svendita produrrà ricchezze a pochi ed estranei ma non ai cittadini delle comunità senesi. Noi crediamo ad una edilizia giusta, sicura, ecologica, bella, accessibile a tutti e a misura dei bisogni ma ci opponiamo fermamente ad ogni speculazione.
Un sistema miope troppo a lungo ha perseguito la politica della crescita confondendola con il progresso; si è consumato territorio prezioso in nome della “modernità”, consegnando alle generazioni che verranno una terra meno vivibile, più povera e più brutta. Noi proponiamo di consolidare il sistema economico partendo dalla ricostruzione degli equilibri tra cultura e ambiente, condividendo la prospettiva di un futuro più giusto e più accogliente. Siamo convinti che ogni cambiamento utile debba passare da una reale “conversione ecologica” del territorio. Questo vuol dire essere a favore del cambiamento e delle innovazioni, che contemplano: sostegno alla ricerca, utilizzo di nuove tecnologie, produzioni di beni utili, coltivazioni biologiche, risparmio energetico, integrazione e diritti, nuove forme di mobilità e stili di vita a misura d’uomo.
La “scelta verde o la conversione ecologica”
Auspichiamo la “conversione ecologica”, ovvero una radicale trasformazione delle logiche di governo del territorio e della quotidianità della vita che trovi la forza su quelle indicazioni cui sopra accennate e che illustriamo in questo programma. Non siamo contro le trasformazioni e le innovazioni, ma contro un sistema economico che ha messo al suo centro una crescita che non tiene conto dei limiti fisici del pianeta e delle sue risorse e che ha portato all’attuale crisi in cui la sicurezza del posto di lavoro è divenuta un problema per molti. Conversione ecologica vuol dire anche creare nuove professioni e nuovi posti di lavoro, in primo luogo per i giovani, per le donne e per chi è rimasto senza lavoro in età adulta.
I nostri valori
Sosteniamo il valore della vita in tutte le sue forme, umana, animale, vegetale. Crediamo che la ricerca di armonia tra uomo e natura e i valori della solidarietà, della giustizia, della pace e dell’equità sociale siano i presupposti per un progetto politico che miri a promuovere il benessere umano e il miglioramento delle condizioni di vita di tutti.
Crediamo nel valore della difesa dell’ambiente come prima condizione verso un futuro sostenibile. Non c’è futuro equo e sostenibile senza ecologia, non ci sarà miglioramento delle condizioni di vita della popolazione senza un’inversione radicale dei nostri modi di vita e di consumo delle ricchezze della terra. Anche la nostra salute e la qualità del cibo che mangiamo sono strettamente legate alla difesa dell’ambiente.
Perseguiamo il principio di responsabilità verso le future generazioni e perciò un modello sociale ed economico che significhi riduzione e migliore utilizzo delle risorse disponibili, contenimento dell’impiego di sostanze dannose per l’ambiente e per la salute, riduzione dei rifiuti che produciamo.
Reputiamo improrogabile una politica del territorio capace di contrastare il cambiamento climatico in atto attraverso pratiche possibili fin da oggi.
Identifichiamo nei valori della libertà, della democrazia e del confronto con le diversità i processi costruttivi per l’umanità.
Riteniamo la laicità, intesa come rivendicazione della libertà e dell’autonomia decisionale rispetto a condizionamenti ideologici, morali o religiosi altrui, il valore fondante della nostra società. In questa accezione la libertà di scelta personale sulle questioni etiche è un valore irrinunciabile per una società democratica e non confessionale.
I PUNTI PROGRAMMATICI
1 -Acqua
L’acqua è un bene di tutti e in quanto tale deve essere utilizzata secondo criteri di solidarietà e di risparmio. L’accesso all’acqua è un diritto universale, indivisibile e inalienabile e non può essere delegato ad una sua privatizzazione. L’accesso all’acqua nella quantità e qualità sufficienti alla vita delle persone è un diritto da salvaguardare all’interno di un contesto di conservazione delle risorse idriche e di sostenibilità ambientale e tutte le acque, di superficie o sotterranee, sono da considerarsi come una risorsa. In quanto bene comune, proponiamo che vada garantita una quantità di acqua pro-capite giornaliera gratuita; oltre tale quantità e in base al consumo deve essere pensato un pagamento a costi progressivamente crescenti. Ma tutto questo risulta possibile solo se l’acqua rimane un bene di tutti, slegato da processi di privatizzazione, aperta o mascherata, i quali mirano a trasformare questo bene in merce da comprare a prezzi di mercato. E’ fondamentale la salvaguardia degli acquiferi provinciali principali da realizzare attraverso la promozione dell’agricoltura biologica, l’introduzione degli acquedotti duali, il recupero delle acque piovane. Inoltre va ristrutturata la rete idrica per ridurne le perdite, che attualmente si aggirano nell’ordine del 40%.
L’attuale utilizzo dell’acqua è caratterizzato da sprechi non più sostenibili. Per questo, proponiamo una politica di riduzione dei fabbisogni e dei consumi nelle abitazioni attraverso scelte che mirino al recupero, alla depurazione, all’uso di cassette a doppio pulsante per l’acqua del water, al riutilizzo per gli usi compatibili tramite la realizzazione di acquedotti duali ( perché ad esempio non usare l’acqua del depuratore per tutti gli usi non potabili degli impianti del nuovo stadio sportivo e degli abitati circostanti?), al mantenimento della permeabilità dei suoli destinati a parcheggio per favorire il ricarico delle falde idriche. (Le proposte che seguono sono assolutamente realizzabili come dimostrano ormai tante realtà anche italiane, a partire da quelle avanzatissime dell’Alto Adige/Sud Tirol: nei nuovi interventi edilizi e in quelli di manutenzione straordinaria e ristrutturazione che riguardino almeno il 50% dell’edificio, le coperture e il rifacimento degli impianti idrici, si dovrà predisporre la raccolta e l’accumulo dell’acqua meteorica in invasi sotterranei.)
2- Agricoltura
L’attività agricola, oggi spesso asservita agli interessi delle multinazionali produttrici di sementi, fitofarmaci e concimi chimici, le quali decidono cosa, come e quanto produrre, e quella zootecnica, anch’essa sottoposta alle regole di un mercato che guarda alla massima resa nel tempo più breve possibile, sono settori di fondamentale importanza per la nostra provincia.
Oggi che siamo di fronte all’ennesima crisi mondiale dell’allevamento, con la temuta pandemia della influenza suina, più che mai l’agricoltura biologica deve essere indicata come l’obiettivo da raggiungere e sostenetere, come già sta in parte accadendo negli Usa.
Noi crediamo che Ambiente, Salute alimentare ed Economia debbano essere legate tra loro e che l’agricoltura debba essere ricondotta al ruolo di attività che produce cibo per la comunità ed elemento importante per l’economia della nostra provincia. Questo è possibile attraverso la difesa delle aree destinate all’agricoltura con una politica strategica di lungo periodo per la conservazione dell’ambiente dentro regole di cooperazione di prossimità. Per favorire questo è indispensabile sostenere la filiera corta, ossia la vendita diretta da parte dei nostri produttori ai cittadini, garantendo ai produttori un reddito maggiore, ai consumatori un risparmio per i minori costi di intermediazione e all’ambiente un vantaggio per il minore inquinamento e per una produzione, quella biologica, più sana.
E’ necessario, meglio di quanto non sia stato fatto in passato, sostenere il sistema di produzione biologica che: presenta un positivo bilancio energetico; arricchisce i propri terreni di sostanza organica; impiega molto meno i mezzi tecnici di produzione industriale; abbassa le emissioni di CO2; immette sul mercato prodotti sani. Nel comparto agricoltura della nostra provincia il biologico può diventare un settore trainante, ma oggi mancano le infrastrutture necessarie ad aggregare l’offerta di prodotti biologici. Per questo è essenziale promuovere azioni perché cresca la consapevolezza che solo un’offerta adeguatamente strutturata può dare forza al settore e remunerare adeguatamente il lavoro delle aziende bio più grandi, mentre per quelle più piccole é necessario ripensare alle produzioni agricole come un tutt’uno con il territorio e quindi spingere la filiera corta quanto più possibile E’ pertanto indispensabile promuovere a livello provinciale: l’introduzione di cibi biologici lavorando assieme agli ospedali,alle mense universitarie e scolastiche; sostenere il consumo di prodotti legati al territorio e alla stagionalità che consentano convenienza, qualità e sicurezza;riconoscere il ruolo di salvaguardia ambientale per tutte le specificità insite nel sistema di produzione; promuovere i mercati locali , i gruppi di acquisto solidale (G.A.S.).
In una logica di consumo dei prodotti locali e sviluppo di filiere corte, l’agricoltura e l’allevamento devono aprirsi a nuove indicazioni concrete, favorendo nel contempo il ritorno dei giovani nell’agricoltura. (Realizzazione di un punto di raccolta per lo smaltimento di carcasse degli animali morti.
Sviluppo di mercati comunali per la vendita diretta dei prodotti agricoli e zootecnici. Costituzione di punti vendita di prodotti locali. Promozione dei prodotti locali presso i punti vendita già esistenti
(esempio supermercati) per mezzo di banchi separati, ove si possa differenziare il prodotto locale. Creazione di mangimiifici per la lavorazione di foraggi e cereali prodotti sul territorio. Promozione di prodotti di trasformazione fatti con prodotti locali. Promozione di punti di vendita per il latte crudo e sfuso. Educazione alimentare nelle scuole. Educazione del consumatore per l’acquisto di prodotti locali. Punti di informazione turistici. Creazione di un centro del gusto. Promozione di G.A.S. - Gruppi di Acquisto Solidali - con la
creazione di luoghi di consegna ritiro. Vendite in fattoria a chilometro zero.3 -Biodiversità ed Aree protette
La perdita di biodiversità procede ad un ritmo difficilmente quantificabile e certamente significativo. Questa drammatica “erosione della biodiversità” richiede l’applicazione di strategie di lungo periodo finalizzate ad un’adeguata sua conservazione per lasciare ai nostri discendenti un patrimonio naturalistico di pregio. E’ quindi indispensabile anche nei nostri territori: dare maggiore rilievo al ruolo territoriale delle aree protette, e anzi potenziarlo, sia dal punto di vista della conservazione che da quello di “laboratorio” di buone pratiche da applicare all’esterno; ampliare le aree destinate a Riserva Naturale nei territori già protetti dalla rete Natura 2000, specie nei terreni di proprietà pubblica; individuare strategie conservazionistiche delle aree di maggior valore ecologico, l’unica che possa garantire l’attuazione di quelle scelte pianificatorie di lungo periodo necessarie a garantire una buona conservazione; applicare in modo efficace e completo la normativa a tutela dei siti Natura 2000, ancora in gran parte disattesa dalle Amministrazioni, con grave danno agli habitat e alle specie che l’Unione Europea ci chiede di tutelare; provvedere a dare maggiore integrazione della tutela biodiversità nelle diverse politiche settoriali (Urbanistica, Agricoltura, Foreste ecc.) e nei rispettivi strumenti di attuazione di queste politiche (PTC e Piani Strutturali, Piano di Sviluppo Rurale, Piani di Miglioramento Agricolo e Ambientale, Piani Forestali ecc.), come ormai da tempo indirizzano le politiche dell’Unione Europea, non solo all’interno delle aree protette, ma anche e soprattutto all’interno dei siti di Rete Natura 2000; migliorare e rendere efficaci gli strumenti di valutazione ambientale di piani, programmi e interventi già oggi disponibili (Valutazione Ambientale Strategica, Valutazione Integrata, Valutazione di Impatto Ambientale, Valutazione di Incidenza), pretendendo qualità e approfondimenti seri e valutazioni fatte da soggetti sopra alle parti; contrastare la spinta alla trasformazione sempre più veloce degli ambienti naturali e alla frammentazione del territorio mediante la progettazione e la realizzazione di una vera rete ecologica (e dei necessari corridoi ecologici), che garantisca la necessaria connettività tra le singole aree protette; promuovere una profonda riconversione dell’attività agricola, con l’applicazione progressiva delle tecniche biologiche e con l’introduzione di elementi a tutela della biodiversità; promuovere un forte ripensamento in tutto il territorio della gestione selvicolturale, attualmente finalizzata nella maggior parte dei casi al raggiungimento del profitto a breve termine, che non tiene conto degli aspetti di tutela della biodiversità e dei cambiamenti climatici in atto; proseguire nell’opera di ricostruzione degli habitat naturali, quali ad esempio i corsi d’acqua; estendere almeno alle aree immediatamente confinanti le azioni di tutela fin qui previste per le sole Riserve Naturali
. La Legge Regionale 3 del 94 prevede all’Art. 7 comma 4 “Il territorio silvo-pastorale provinciale è destinato a protezione della fauna selvatica per una quota, individuata dalla Provincia stessa, non inferiore al 20% e non superiore al 30%. In dette percentuali sono compresi i territori ove, anche per effetto di altre leggi e disposizione, sia vietata l’attività venatoria.” Essendo la nostra provincia una delle maggiori in estensione di territorio e una delle minori in densità venatoria, si presume che ci siano le caratteristiche per tutelare il massimo del territorio previsto dalla legge, e non il solo 19,9 % come attualmente è.
Nel Piano Faunistico Provinciale, atto che ha durata di 4 anni ed andrà in scadenza tra due, sono specificate le aree vocate e le aree non vocate al cinghiale, dette aree dovrebbero essere identificate in base alle caratteristiche del territorio, tenendo presente la compatibilità con l’agricoltura e quanto l’area sia boscata. Purtroppo nella realizzazione di dette aree sono state escluse grosse porzioni di terreno come il parco della maremma, evidentemente a vantaggio di altre aree meno boscate ma aperte alla caccia. Sarebbe giusto chiedere la volontà di rivedere dette anomalie.
La Delibera Provinciale per il controllo degli animali invasivi prevede la possibilità di eseguire abbattimenti sulla specie daino, quindi, ove non sia consentito l’abbattimento di tale specie per mezzo della caccia di selezione (come per esempio nelle aree interdette alla caccia), si potrebbe proporre un progetto di sterilizzazione, perlomeno da applicare in via sperimentale in quelle zone dove la convivenza tra daino e mondo agricolo inizia a diventare “calda”.
4 -Energia
Il futuro energetico della società, e perciò anche della nostra provincia, deve guardare: al risparmio energetico e all’efficienza energetica; allo sviluppo delle energie rinnovabili. Questi sono i due corni del problema se non vogliamo andare incontro ad un futuro che comporti rischi altissimi per la salute dei cittadini e per quella del pianeta, e che porti all’esaurimento delle fonti energetiche. Ancora una volta dobbiamo cambiare scelte politiche e parametri di ragionamento e mettere al centro della nostra idea di futuro il tema di una società della “conversione ecologica” attenta a come e a quanto si consuma. Premesso che siamo assolutamente contrari a qualsiasi ritorno al nucleare per i rischi che questo comporta, i problemi di sicurezza legati allo smaltimento delle scorie, l’utilizzo di enormi quantità di acqua per il suo funzionamento, la sua gestione centralizzata, autoritaria e antidemocratica (le centrali nucleari civili vengono considerate alla stregua di siti militari), crediamo che la strada da intraprendere sia quella di puntare decisamente sulle cosiddette “nuove rinnovabili” quali il fotovoltaico, il solare termodinamico, l’eolico, le biomasse, il piccolo idroelettrico, sempre nei limiti delle esigenze energetiche provinciali.
Energie rinnovabili: la geotermia
Per quanto riguarda il tema “rinnovabili”, un’attenzione particolare va riservata all’energia geotermica di cui la nostra provincia è particolarmente ricca. La strada che al riguardo è stata fino ad oggi intrapresa non è più percorribile, perché ha alimentato una geotermia di rapina senza nessuna attenzione alle conseguenze ambientali e sociali dei luoghi
Queste azioni saranno possibili solo se, con il coordinamento interessati. In particolare, questo è stato vero per la zona dell’Amministrazione Provinciale, verranno fatte proprie dai dell’Amiata dove lo sfruttamento di questa risorsa ha portato a Regolamenti Edilizi Comunali che rappresentano uno degli rischi ambientali che sono ricaduti sulla popolazione locale le strumenti principali per un corretto uso del territorio e delle cui istanze non sono state prese in considerazione. Un esempio è la casa passiva, capace di si usi il teleriscaldamento per migliorare l’efficienza energetica assicurare maggior benessere a fronte di un minor consumo, i degli edifici pubblici e privati; cui elementi sono: siano previsti incentivi per l’uso di energie rinnovabili nelle diminuzione dei consumi energetici attraverso interventi che nuove abitazioni; riducano il fabbisogno energetico grazie ad un aumento sia fatta la valutazione d’Impatto Ambientale di qualunque dell’isolamento termico, una valorizzazione degli apporti solari impianto; passivi e l’efficienza negli usi; si applichino tecnologie per ridurre drasticamente le emissioni sviluppo di fonti energetiche rinnovabili per i fabbisogni di nocive;
Sempre in relazione all’attuale sfruttamento della geotermia,che ha messo in discussione gli equilibri idrici della zona,vogliamo ricordare che il Monte Amiata è il più importante bacino acquifero della Toscana meridionale e che ad esso è doveroso dare la massima attenzione pubblica possibile,
perché una sua compromissione avrebbe ripercussioni difficilmente sostenibili per l’approvigionamento della provincia di Grosseto ed anche per quella di Siena.5 – Lavoro – protezione e assistenza alle fasce deboli
No al caporalato
Da anni le statistiche ci dicono che la provincia di Grosseto è una delle più sicure d’Italia, che la criminalità è a livelli molto bassi rispetto a quelli di altre società. In questa situazione dobbiamo impegnarci contro il lavoro nero e contro il caporalato, sempre più presente anche nel nostro territorio, che vede interessati tanti lavoratori immigrati, per il rilancio di una società conviviale, aperta e ben disposta nei confronti dell’altro in risposta a chi fa della paura uno strumento di ricatto e a chi varrebbe un società blindata, schedata e costantemente ripresa da telecamere “amiche”. La sicurezza, prima di tutto, è quella che ognuno di noi ha dentro di sé e non quella che può offrire una politica di terz’ordine.
Nei prossimi anni la questione della “protezione sociale” diventerà cruciale: da un lato ci saranno le conseguenze dell’attuale crisi economica, che rischia di erodere gran parte dei risparmi sui quali potevano contare molte famiglie; dall’altro assisteremo all’aumento della popolazione anziana che fortunatamente, in relazione all’aumento della vita media, sarà anziana per molti più anni; infine l’erosione dello stato sociale che da anni sta ridimensionando il sistema di welfare al quale ci eravamo abituati, produce sacche crescenti di vulnerabilità e di disagio che non riescono a trovare risposte adeguate nei servizi pubblici. In questo clima generale, di fronte all’avvicinarsi di una scadenza elettorale locale, occorre ribadire con forza il ruolo e l’importanza del welfare locale: servizi per l’infanzia, per i diversamente abili, per gli anziani, per le famiglie in difficoltà economiche, insomma per tutte le cosiddette ‘categorie deboli’, devono risultare centrali in un programma di governo locale perché è proprio sul territorio che tali servizi vengono organizzati, gestiti e garantiti. Si tratta, evidentemente, di una scelta di giustizia sociale che per funzionare deve trovare le risorse adeguate per garantire il funzionamento di tutto un complesso ed articolato insieme di misure.
6 -Mobilità e traffico
Ridurre e modificare il traffico Nelle scelte politiche dei governi locali il tema della mobilità diventa centrale in quanto i bisogni dei cittadini si scontrano inevitabilmente con le emergenze che l’attuale prevalente modello di mobilità privata di persone e merci provoca a livello sociale. Noi crediamo che all’utilizzo del mezzo privato motorizzato, per anni favorito da scelte politiche scellerate che sono state presentate come indice di “progresso”, debba esserne contrapposto uno che limiti: -i tassi di inquinamento atmosferico ed acustico non più sopportabili dalla società ed estremamente dannosi per la salute dei cittadini; -i livelli di emissioni di gas ad effetto serra che minano gli equilibri climatici del pianeta; -i consumi del territorio (costruzione di nuovi parcheggi, nuove tangenziali, nuove strade) non più sostenibili. Insomma siamo di fronte ad un modello di mobilità i cui costi economici e ambientali non possono più essere sostenuti. Ma la mobilità è un’esigenza ed anche un diritto a fronte di un’organizzazione della società che impone a persone e merci di spostarsi sul territorio in numeri sempre crescenti e con modalità sempre più rapide. Di fronte a questo bisogno noi dobbiamo porci due domande: è questa un’esigenza compatibile con una vita sana e felice? esiste solo questo modo di mobilità o ce ne sono altri che possono essere incentivati?
Se partiamo da un’ottica di risparmio energetico, di reale benessere delle persone, di minor consumo del territorio, un programma verde per le politiche di mobilità deve assumere due parametri di riferimento: a) contenere il volume delle merci spostate. Contenimento del traffico di merci non è sinonimo di arretratezza, ma anzi è figlio di nuove tecnologie e di un diverso modello di consumo di beni, in particolare quelli alimentari legati al territorio, che privilegi la cosiddetta ‘filiera corta’. Ridurre la circolazione di merci sul territorio vuol dire consumare di più i prodotti locali, ovvero salvaguardare meglio la salute dei cittadini, incrementare il risparmio energetico, offrire una migliore qualità della vita per tutti. b) un diverso modo di spostarsi per le persone. C’è bisogno di interventi a favore del trasferimento di significative quote di mobilità dal trasporto privato, oggi prevalente, a quello pubblico, su ferro e su gomma, strettamente collegati tra loro. Questo, se vogliamo risparmiare energia, ridurre inquinamento, interrompere il consumo di territorio, collocare la mobilità di persone e merci nell’ottica della tutela ambientale e gestita in termini di accessibilità al territorio, garantendo risposte alla domanda con l’ottimizzazione e l’integrazione delle reti viarie, ferroviarie e del trasporto privato con i mezzi pubblici su gomma.
7 -Pianificazione e governo del territorio
Condividiamo e condivideranno ogni azione ed attività, sia pubblica che privata, che garantiscano una partecipazione dei cittadini orientata: ad assicurare a tutti “uguali potenzialità di crescita del benessere e a salvaguardare i diritti delle generazioni presenti e future a fruire delle risorse del territorio”; a mantenere in equilibrio le “risorse naturali del territorio, l’aria, l’acqua, il suolo, gli ecosistemi della flora e della fauna”; a salvaguardare “le città e i sistemi degli insediamenti, il paesaggio, i documenti materiali della cultura…”. Al paradigma dello “sviluppo sostenibile” si deve sostituire quello della “conversione ecologica” e del “limite delle risorse” senza i quali ogni ipotesi di “sviluppo” sarà inevitabilmente fonte di forti contraddizioni sia ambientali che economiche e sociali. Dobbiamo essere capaci, qualunque azione di trasformazione si prospetti, di rispettare e conservare questo immenso capitale che è costituito dal patrimonio culturale, naturale e storico della nostra provincia che sono un tutt’uno con il suo ineguagliabile ambiente fisico e paesaggio. Per far questo crediamo che il P.T.C.P., i Piani Strutturali e Regolamenti edilizi comunali rappresentino lo snodo centrale e fondamentale per un corretto uso del territorio e delle sue trasformazioni che tenda verso una direzione capace di ridurre impatti, consumi energetici e consumi di risorse naturali. All’interno di questi documenti di programmazione il settore dell’edilizia rappresenta uno dei principali responsabili dei consumi energetici italiani e dell’aumento delle emissioni di CO2.
.Tutela di aspetti tipici del paesaggio, come le strade bianche, con previsioni di invariabili negli strumenti urbanistici.
8 -Rifiuti
La grande produzione di rifiuti urbani e industriali, le difficoltà di un loro corretto e sicuro smaltimento costituiscono uno dei capitoli della crisi ambientale contemporanea, legato a doppio filo con i modelli di produzione e di consumo. La crescita dei consumi non determina infatti solo un impoverimento delle risorse disponibili sia rinnovabili che non rinnovabili, ma anche una crescente quantità di rifiuti prodotti. Se il nostro parametro di riferimento è quello della “conversione ecologica” e non quello dello “sviluppo sostenibile”, la gestione dei rifiuti va finalizzata prioritariamente alla loro riduzione e solo in seconda battuta al riuso e riciclaggio delle materie prime secondarie di cui sono composti. L’obiettivo strategico a cui tendere si può perciò riassumere nella formula “zero rifiuti”. In questo contesto, la raccolta differenziata, che al momento è un passaggio da sostenere, è l’ultimo degli strumenti organizzati utilizzabili per recuperarne e riutilizzarne la maggiore quantità possibile. Dobbiamo aver chiaro che il paradigma della“crescita” e dello “sviluppo” non viene messo in discussione dalla politica della raccolta differenziata di una parte dei materiali dismessi e tanto meno da politiche di incenerimento. Il contesto culturale di riferimento di queste metodologie èl’ossimoro dello “sviluppo sostenibile” che dà per scontato che
“crescita” e produzione di merci comportino una crescita dei rifiuti da gestire nel modo meno traumatico possibile. Ovvero,poiché questa “crescita” comporta l’aumento degli ingombrifisici e del loro impatto ambientale, si propone di ridurre queste conseguenze collaterali indesiderate riciclandone una parte e distruggendone un’altra con una loro trasformazione in fumi,ceneri e fanghi tossici.
Ma questa “politica di sviluppo sostenibile” è miope ed autodistruttiva, perché se i rifiuti aumentano, la raccolta
differenziata diventa una fatica di Sisifo e l’incenerimento unarealtà necessaria. Il nodo del problema sta nel produrre meno rifiuti.Per affrontare correttamente il problema dei rifiuti occorre rispettare la gerarchia d’interventi in ordine di priorità:
-produrre meno rifiuti;-produrre rifiuti meno pericolosi;
-promuovere il riutilizzo;
-programmare su scala territoriale la gestione integrata del ciclo dei rifiuti a partire dalla raccolta differenziata porta a porta;
-promuovere il recupero di materia dai rifiuti, attraverso sistemi tecnologicamente avanzati che non hanno emissioni, come il brevetto “Vedelago”. Per questo riteniamo che l’impianto di produzione di cdr previsto alle Strillaie sia in totale, inequivocabile contraddizione con gli obiettivi sopra descritti.
9 -Turismo paesaggio e territorio
La società grossetana, il suo paesaggio e il suo territorio sono custodi di un patrimonio straordinario fatto di: un sistema ambientale la cui prima manifestazione visibile sta in un paesaggio di rara bellezza; un sistema culturale fatto di memoria e di espressioni storiche ed artistiche, disponibile nel bagaglio di conoscenze ed esperienze accumulate. Tale straordinarietà di patrimonio, che non è proprietà privata dei residenti ma è a loro affidato per una sua conservazione e valorizzazione con conseguenza di diritti e doveri precisi, trova conferma e verifica in un indice alto di qualità della vita che tutti ci riconoscono e in un altissimo grado di desiderabilità da parte di tutti coloro che questo territorio conoscono o che desiderano conoscere. Tutto questo è un valore che si esprime in termini di qualità e di economia concreta. Solo su un insieme di qualità ed azioni che declinano la qualità al plurale si possono consolidare per il territorio maremmano i fondamenti di un turismo capace di saper rispondere ai grandi cambiamenti che hanno investito un settore - il mercato turistico -che si sta ormai divaricando in (almeno) due diversi filoni: c’è un mercato di massa, sia per i numeri che soprattutto per i caratteri di standardizzazione, che è in riduzione e probabilmente in crisi irreversibile per una rincorsa al prezzo sempre più basso, per un’esasperata concorrenza, per un esaurimento strutturale della spinta della domanda verso prodotti stereotipati, sistemazioni sempre più omologate, luoghi in progressiva perdita dell’identità che stanno tutti diventando “non luoghi”; ce n’è un altro, in crescita, ancora in cerca di definizione, di identità e anche di un nome, che si affianca al primo e che non è necessariamente composto da altri consumatori. E’ un mercato a forte connotazione valoriale, che cerca esperienze memorabili, identità, autenticità, cultura locale fatta di vissuto e di quotidiano, un mercato ancora difficile da organizzare, che richiede energie e metodi nuovi. Per questo è necessario agire insieme, pubblico ed imprese, per proporre prodotti e motivazioni “vere”, cogliere i cambiamenti e le aspettative dei mercati turistici, non appiattirsi su scelte proprie di altre organizzazioni; riempire di “senso” il soggiorno di ospiti arrivati con l’idea di vivere luoghi veri. Su questi temi va aperta una riflessione insieme anche ai soggetti più attivi sul territorio. Non possiamo limitarci a fare da un lato l’analisi/conta dei numeri e dall’altro a guardare al turismo come bestia nera connotata da pressioni e storture. La qualità plurale del territorio grossetano lo può rendere desiderabile ai residenti ed agli ospiti; è però necessario riflettere per organizzare al meglio un territorio attraente e ospitale che si connota per la sua apertura alle ragioni di scambio ed incontro tra le persone che questo territorio vivono e quelle che lo vorrebbero vivere o quanto meno conoscere.
La Scelta Verde per Roberto Barocci Presidente della Provincia di Grosseto
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