Federazione di Grosseto
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  • DILIBERTO: NON DISPERDIAMO IL PATRIMONIO POLITICO

    Pubblicato il giugno 16th, 2009 mzaccherotti Nessun commento

    simbolo20europee1Non era una Direzione “di routine” quella che si è riunita sabato 13 giugno a Roma. Si trattava di valutare i risultati elettorali delle europee e delle amministrative, caratterizzate da una crescita dell’elettorato comunista rispetto alle politiche dell’anno scorso, ma senza aver superato la soglia di sbarramento del 4% per il parlamento di Strasburgo. Inoltre la Direzione si riuniva dopo le dimissioni del segretario Oliviero Diliberto, respinte dall’Ufficio politico.

    Proprio Diliberto ha aperto la riunione, partendo da una analisi del voto. La prima considerazione è stata che il quadro politico «si frastaglia, è sempre meno bipolare». Lo dimostra, secondo Diliberto, la battuta d’arresto di Berlusconi e la radicalizzazione dei voti a destra, con l’avanzata della Lega. Il calo di consensi al Pd induce quel partito a proporre un allargamento al centro e alla sinistra, concludendo la fase dell’autosufficienza. Ma è un percorso difficile che di fatto ribalterebbe la linea tenuta fino ad ora dal Pd.
    Per il segretario del Pdci sono «velleitari» i tentativi di varare una nuova legge elettorale, dato che molti partiti sono avvantaggiati dall’attuale sistema di voto, e a proposito del referendum Diliberto considera «un gran bene se non si raggiungesse il quorum».

    Secondo Diliberto il voto segnala che c’è bisogno di opposizione. Oggi il potenziale attuale della sinistra è tra il 7 e l’8%, il vecchio bacino di Rifondazione prima delle diverse scissioni. Inoltre, larga parte dell’elettorato di Di Pietro si percepisce come “sinistra” (del resto «l’Idv si è presentata come l’unica forza parlamentare veramente di opposizione»), così come una parte di quello del Pd. E’ poi tornato a sinistra un pezzo di elettorato che era stato attratto dal voto utile e che ora è stato intercettato da Sinistra e Libertà. Il risultato di Sl, infatti, è andato oltre le previsioni, grazie all’appoggio dei media, organizzato dal Pd, e a liste forti anche territorialmente.

    Diliberto ha sottolineato come la Lista comunista abbia ottenuto da sola quanto l’Arcobaleno, ma è stato «un risultato insufficiente e deludente» che ci consegna delle difficoltà.
    Per Diliberto «la falce e martello è la premessa indispensabile, ma da sola non basta». L’obiettivo di questa fase è di non disperdere il patrimonio politico e umano della campagna elettorale. «Con Rifondazione i rapporti sono migliorati nel corso della campagna elettorale, l’idea dell’unificazione è andata avanti come progetto politico, le basi dei due partiti si sono ritrovate».
    Diliberto ha proseguito affermando che «noi siamo stati premiati con il successo delle nostre candidature, in tutte le circoscrizioni» e ha ricordato in particolare il risultato di Michelangelo Tripodi (oltre l’8% in provincia di Reggio Calabria), della Sardegna e della Basilicata. Nel nord ovest operaio, viceversa, si è avuto un voto d’opinione, non di radicamento sociale.

    Alle amministrative si è avuto secondo Diliberto un risultato peggiore rispetto alle europee e i risultati sono inadeguati «sia dove correvamo da soli, sia dove eravamo alleati con il Pd». Ora servono strutture e candidati credibili e bisogna «attrezzarsi per ripartire dai posti di lavoro».

    Non dobbiamo cambiare la linea del congresso, ha detto Diliberto. L’unità tra i due partiti comunisti è la premessa per qualsiasi altra operazione a sinistra ed è l’unica linea praticabile. Diliberto ha definito «un accrocco bizzarro» la proposta di Fausto Bertinotti per un nuovo partito di sinistra: «il suo disegno è quello di entrare nel Pd dopo aver verificato l’indisponibilità dei vari interlocutori al progetto».
    Per il segretario del Pdci è importante «mettere intanto insieme i due partiti più simili, su discriminanti programmatiche e simboliche». La prima riunione del coordinamento della lista comunista e anticapitalista ha posto come preliminare la scelta del simbolo, che resterà quello con cui si è andati al voto. I coordinamenti, ha affermato Diliberto, ora vanno fatti su tutti i livelli territoriali, provinciali e regionali. Le feste vanno fatte insieme, anche quella nazionale, mentre a luglio si terrà un’assemblea nazionale del coordinamento.

    Il processo avviato «è inarrestabile e irreversibile», ma occorre incalzare unitariamente Rifondazione perché superi le resistenze. Si tratta di moltiplicare le iniziative comuni e creare anche sedi comuni, dove ci sono le condizioni: «duplicare le spese, tra l’altro, sarebbe una pazzia», ha detto Diliberto.

    Dopo un dibattito molto intenso, nelle conclusioni Oliviero Diliberto ha ribadito che la scelta della lista comunista era «obbligata e giusta». Diliberto ha sintetizzato i compiti del partito: lavorare per l’unità dei comunisti; intrecciare rapporti con tutta la sinistra; creare un argine democratico contro Berlusconi e la destra, difendendo la Costituzione (senza che questo debba tradursi in accordi programmatici o di governo). Il segretario del Pdci ha quindi indicato i due temi su cui concentrare l’iniziativa: il lavoro, la cultura e il sapere.

    «Ce la possiamo fare», ha detto Diliberto in chiusura, «ma tutti devono metterci tutto. Lo dobbiamo ai compagni che hanno fatto la campagna elettorale con un entusiasmo che non si vedeva da tempo. La nostra unica ambizione è quella di non deluderli.»

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