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PROGRAMMA REGIONALI 2010
RIFONDAZIONE: PROGRAMMA REGIONALI 2010
Pubblicato il gennaio 27th, 2010 Nessun commento
Circa 3 mesi fa la Segreteria Regionale comunicò, con un suo docmento, la propria intenzione di sollecitare le altre formazioni della sinistra (Verdi e SeL) ad una comune discussione di natura programmatica finalizzata ad affrontare con maggior peso politico il successivo confronto con il PD. Un confronto tanto necessario, (anche in virtù della attuale collocazione in maggioranza delle maggiori forze costituenti la Federazione), quanto non scontato negli esiti.Tale percorso prevedeva, come ipotesi politica privilegiata, la costruzione di un cartello elettorale che, pur mantenendo la centralità del simbolo della Federazione, raccogliesse anche le altre formazioni della sinistra, realizzando, sulla base di qualificanti elementi programmatici, un polo attrattivo dentro la coalizione di centro sinistra.
Il percorso di confronto, approvato a larga maggioranza dal CPR del 20 dicembre u.s è stato perseguito con coerenza, ma ha dovuto confrontarsi con molteplici difficoltà che è necessario rammentare:
2) La contrarietà espressa dal PdCI ad un accostamento di altri simboli a quello della Federazione
3) La difficoltà di raggiungere un accordo sulla formazione delle liste che fosse accettata da tutti i componenti dell’eventuale alleanza
4) Il ritardo con cui il P.D. si è reso disponibile ad un confronto programmatico
Il CPR di oggi, 24 Gennaio si svolge in un momento estremamente delicato in quanto molte degli elementi che compongono l’attuale quadro politico sono alla immediata vigilia di un loro definitivo chiarimento:
Ci aspettiamo infatti dall’esito delle Primarie in Puglia indicazioni precise sulla definitiva collocazione di SeL ancora oscillante tra un suo autonomo riposizionamento a sinistra e la sua subalternità al P.D.
Domani od al più dopodomani i Comunisti Italiani saranno chiamati a sciogliere od a ribadire definitivamente, con un confronto nella Federazione nazionale, la loro indisponibilità ad aderire a cartelli elettorali
Il P.D. a cui sono state consegnate le nostre note programmatiche, (concordate con la Federazione) dovranno produrre risposte chiare sui punti sollevati.
La condizione in cui siamo oggi non ci consente pertanto di avanzare al C.P.R. una proposta definitiva, ma pure si è ritenuto necessario confermare la data della riunione per procedere ad un confronto ed ad un nuovo mandato alla Segreteria che si troverà ad assumere nei prossimi giorni importanti orientamenti.
Abbiamo fino ad oggi affermato ed oggi ripetiamo con nettezza, che l’ipotesi della riconferma della attuale alleanza non può prescindere da un adeguato profilo programmatico e che tale profilo programmatico deve anzitutto determinare un salto di qualità nelle politiche economiche della regione, un salto richiesto dalla devastante condizione di crisi che ha colpito duramente la nostra economia già indebolita dal fallimento del modello dei distretti. Si tratta di disegnare un nuovo ed efficace modello di intervento pubblico capace di rilanciare l’economia e la produzione in settori innovativi ed ecocompatibili, salvaguardando i lavoratori che oggi come ieri sono stati invece chiamati a pagare in termini di diritti e di salario il fallimento del modello di sviluppo. Dunque il lavoro al centro e la condizione materiale dei lavoratori, ma senza dimenticare altre questioni che intrecciano anche esse con la qualità della vita, con la materiale condizione delle persone, dalle scelte ambientali a quelle dei diritti, ad una idea di società fondata sulla pace e sulla accoglienza.
Sulla base di queste linee abbiamo lavorato insieme alle altre componenti della Federazione per costruire un nostro programma, che alleghiamo a questo documento, che tratteggiasse un profilo ed una nostra autonoma idea della Toscana e del suo governo. Ma dentro questo programma abbiamo individuato quegli elementi da proporre al P.D. che, nel loro insieme, rappresentano gli elementi centrale ed essenziali della trattativa e di un eventuale alleanza. Elementi che abbiamo sottoposto senza ostacoli alle altre forze della sinistra e che abbiamo consegnato al P.D. nell’incontro di Giovedì scorso.
L’approvazione di questa nostra bozza di programma e dei punti centrali evidenziati che segnalano le questioni che chiediamo di inserire nel programma della coalizione, rappresentano un mandato di lavoro alla Segreteria ed una chiara indicazione sulle valutazioni da compiere nel passaggio stretto che ci attende relativamente alla partita delle alleanze.
L’esito non è naturalmente scontato. Raccontare la realtà come se il PRC e la Federazione avessero già operato una scelta in direzione della alleanza con il P.D. non solo non risponde a verità, ma rischia di indebolire la nostra capacità di incidere sul programma della coalizione, determinando innanzitutto sul terreno della difesa dei soggetti più esposti alle conseguenze della crisi una più debole capacità di intervento delle future politiche regionali.
Convochiamo fin da oggi:
in data di Giovedì 28 alle ore 20 al Progresso a Firenze una riunione dei Segretari per coinvolgere le Federazioni territoriali nei passaggi in atto, per individuare i criteri di costruzione delle liste che dovremo confrontare con chi concorrerà insieme a noi alla loro presentazione e per mettere in moto l’organizzazione del partito relativamente ai non facili impegni che ci attendono, primo tra tutti la raccolta delle firme necessarie,
in data di giovedì 3 febbraio alle ore 19 una nuova riunione del CPR per l’approvazione dell’esito finale della trattativa con le altre forze politiche e della composizione della lista nella quota spettante a Rifondazione.
PROGRAMMA PER LE ELEZIONI REGIONALI
REGIONE TOSCANA 2010
PREMESSA
Il PRC concorre, assieme ad altre forze di sinistra, al governo della regione Toscana. In vista delle prossime elezioni, non volendo ricadere nell’errore fatto nella fase di costruzione del governo Prodi, abbiamo deciso di proporre alla federazione, ed alle altre forze di sinistra, un programma da cui espungere alcuni punti per noi essenziali, sui quali verificare la possibilità di proseguire l’attuale esperienza di governo.
Se volessimo individuare il filo conduttore delle nostre proposte potremmo indicarlo nel recupero di un forte ruolo pubblico nelle scelte economiche e sociali anche nella nostra regione. E’ infatti innegabile come l’attuale crisi che sta colpendo in particolare i soggetti più esposti (lavoratori, precari disoccupati insegnanti pensionati donne ecc.), non sia figlia di una congiuntura casuale, bensì il portato di anni nei quali la “libertà di mercato” e la sua teorizzata “capacità di autogovernarsi” hanno ampliato le disuguaglianze nel nostro paese, aggravando la crisi ambientale e portando sull’orlo della bancarotta il sistema economico mondiale. Processi che hanno colpito duramente la nostra regione già in difficoltà per la crisi del modello dei distretti economici.
Le schede programmatiche che seguiranno offrono un contributo per individuazione di una linea di governo che, di fronte alla “crisi economica e di società” in cui è precipitato il nostro paese, colga anche in Toscana l’esigenza di una svolta nell’etica e nei contenuti.
I temi indicati saranno al centro della nostra campagna elettorale e potranno essere intrecciati con lo sforzo della raccolta delle firme sui referendum: che, con i temi proposti Acqua, Nucleare e Precarietà, potranno darci modo di interloquire con i cittadini.
LA QUESTIONE MORALE, LA DEMOCRAZIA, I COSTI DELLA POLITICA
La questione morale si intreccia con la questione democratica. La garanzia di spazi di partecipazione ed il riconoscimento del diritto alla rappresentanza sono pertanto i migliori antidoti contro ogni possibile forma di corrompimento della vita pubblica.
Nell’ultima fase del Consiglio Regionale si è consumata la grave vicenda del varo della nuova legge elettorale che ha visto la convergenza del P.D e del P.D.L alla quale ci siamo opposti con determinazione insieme alle altre forze della sinistra presenti in consiglio, una legge che riduce il diritto di scelta degli elettori penalizzando le forze minori e non prevedendo alcuna espressione di preferenza tra i candidati.
In sintonia con la nostra iniziativa a livello nazionale, anche in Toscana occorre ripristinare un sistema elettorale che superi il sistema bipolare e le tentazioni bipartitiche, muovendosi in direzione di un modello proporzionale ampliando, anche gli strumenti della partecipazione, dai bilanci partecipativi, ai referendum propositivi.
Il concetto di “pari opportunità” va declinato con riguardo al genere ma anche in relazione ai migranti di prima e successive generazioni; la Regione deve proporre al parlamento nazionale un progetto di legge sulla cittadinanza di residenza, valorizzando quella già fatta per l’accesso al sistema socio-sanitario.
Per combattere i costi impropri della politica senza deprimere gli spazi di democrazia è necessario ridurre compensi eccessivi di consiglieri e assessori regionali e di eventuali benefit impropri.
Per quanto riguardo le nomine per la gestione di servizi regionali vogliamo che si attui una assoluta separazione fra i compiti di indirizzo politico da quelli di gestione. E’ necessario, quindi, che le scelte siano basate esclusivamente su criteri legati alle effettive capacità e competenze escludendo ogni possibile intromissione politica.
Proponiamo che vengano definiti in collaborazione con le prefetture appositi protocolli per la legalità atti a creare un sistema di controllo e monitoraggio sulle imprese appaltatrici, ed a introdurre regole chiare sui sub-appalti. Va inoltre evitato il sistema di gara basato sul massimo ribasso, impegnandosi al controllo sulle condizioni di sicurezza del lavoro nei cantieri e sull’applicazione dei contratti di lavoro.
Proponiamo di dotare la Regione di un osservatorio Antimafia. Proponiamo l’approvazione di una legge regionale che introduca elementi di contrasto alla penetrazione dei capitali criminali, rendendo obbligatorio il consorzio o la società di scopo per le grandi opere pubbliche e non consentendo il subappalto.
Va reso obbligatorio per tali consorzi l’esibizione, oltre la prevista documentazione antimafia, del documento Inps_Inail che certifica il regolare pagamento dei contributi impedendo così che l’aggiudicazione dell’appalto concesso al minor prezzo dipenda dall’evasione e/o elusione dei doveri contributivi.
Vanno inoltre istituite Commissioni regionali di vigilanza su province e comuni, cui assicurare il supporto della GdF e degli uffici centrali delle Banche per l’intercettazione dei capitali illeciti.
LA CRISI, QUALI RISPOSTE
Il grande tema che deve irrompere nei programmi regionali è costituito dalla crisi e dai suoi effetti sociali.
Tutto il panorama nazionale ne è sconvolto, nonostante i proclami rassicuranti (ed assai poco convincenti) del governo. A tale proposito, anzi, occorre sottolineare come il governo di centro-destra si sia assunto una grandissima responsabilità nell’intervenire sulla crisi solo attraverso provvedimenti tampone, inefficaci e sostanzialmente propagandistici.
Per questo noi pensiamo che una regione guidata da coalizioni democratiche e di sinistra debba porsi come valida alternativa impegnandosi per garantire secondo le sue possibilità ciò che viene negato dal governo centrale.
Per questo consideriamo importanti alcune misure che abbiamo introdotto nel bilancio 2010, portando a dieci milioni il fondo da destinare ai lavoratori colpiti dalla crisi e privi di tutele sociali,
riconfermando il fondo per la non autosufficenza anche in mancanza di trasferimenti centrali,
garantendo anche per il nuovo anno le risorse necessarie alla stabilizzazione del fondo sulla casa integrazione in deroga e straordinaria.
Ma decisivo e di più ampia prospettiva è il nostro progetto di legge sul lavoro presentato recentemente in Consiglio Regionale, che contiene nel suo articolato una più organica proposta di intervento pubblico in economia riconducibile ad una serie di punti centrali:
Va contrastato il fenomeno delle delocalizzazioni produttive, vincolando l’erogazione dei contributi pubblici alle imprese al mantenimento in loco delle produzioni. Le imprese che delocalizzano devono restituire i contributi e sostegni economici ricevuti dalla Regione ed Enti locali.
Occorre evitare che le aree che ospitano attività produttive diventino oggetto di speculazioni urbanistiche. Sono necessarie norme che vincolino ad uso esclusivamente produttivo/industriale le aree attualmente occupate da dette attività, sottraendole ai meccanismi speculativi per almeno 15 anni, in analogia con la legge sugli incendi boschivi.
Sostegno all’autoimprenditorietà cooperativa: contro il rischio di chiusura degli impianti, chiusura di impresa e fuga dai territori la Regione sostiene, a salvaguardia dei livelli occupazionali e della permanenza delle imprese sul territorio, le forme di aggregazione in cooperativa dei lavoratori delle imprese a rischio, e le sostiene con adeguati finanziamenti, supporto tecnico e assistenza nella promozione del mercato.
A fianco alle tematiche affrontate nella proposta di legge vanno richieste altre misure per noi fortemente significative.
E’ necessario trasformare la FIDI Toscana in una società (in analogia col ruolo svolto dall’IRI) alla quale attribuire la funzione di intervenire e rilanciare le imprese in crisi per contrastare la riduzione dei livelli occupazionali di un determinato territorio.
Proponiamo che la Regione avvii il superamento graduale del personale precario a loro carico attraverso il passaggio a contratti a tempo indeterminato.
E’ indispensabile la Regione si doti di un proprio “Piano regionale del lavoro” supportato da adeguati strumenti legislativi e finanziari.
Chiediamo la creazione di una autorità di controllo e verifica, composta da parti sociali, giuslavoristi ecc., su natura e qualità dei rapporti di lavoro nelle imprese anche cooperative toscane che svolgono servizi per conto dell’ente pubblico, e sul rispetto dell’applicazione dei contratti nazionali collettivi e della loro congruità nel garantire dignità e remunerazione del rapporto di lavoro, elementi da ritenere indispensabili per la sussistenza del rapporto tra ente pubblico, e la stessa impresa.
L’erogazione di un reddito sociale per disoccupati e soggetti privi di reddito. Una misura che può essere declinata in vario modo potendo contemplare pacchetti di servizi gratuiti o sostegni monetari, ma che si proponga come obiettivo fondamentale quello di impedire che la crisi getti nell’emarginazione e nella povertà ampie fasce della popolazione.
L’estensione degli ammortizzatori sociali a soggetti oggi non tutelati (da precari a dipendenti di settori non garantiti) e l’impegno delle regioni al riassorbimento dei lavoratori precari alla loro dipendenza.
Proponiamo infine che si intervenga con appositi strumenti pubblici regionali per risanare le imprese in crisi tutelando l’occupazione e un ripensando le modalità di erogazione dei finanziamenti pubblici.
ARTIGIANATO/ COMMERCIO/TURISMO/ PICCOLA IMPRESA
Va elaborato un piano per la salvaguardia e la crescita dell’occupazione nell’artigianato basato sulla concentrazione di incentivi alle imprese che si impegnano a non effettuare licenziamenti, puntando anche ad incentivare le innovazioni di prodotto nei territori e nei settori in cui valorizzare tradizioni e specificità locali.
E’ necessario che la regione elabori un piano straordinario per la creazione di nuove imprese artigiane puntando sull’asse scuola-formazione-lavoro, assumendo a carico della regione, per due anni, il 50% del costo del lavoro per i contratti a tempo indeterminato dopo il periodo di formazione.
Va facilitato l’accesso al credito – favorendo il superamento del “micro” dimensionamento tramite un sistema di strutture di servizio a rete a “monte” – attraverso la creazione di strumenti che forniscano garanzie reali ai piccoli imprenditori. Va incentivato l’accesso dei giovani nel comparto dell’artigianato.
Va offerta ai mestieri tipici e di qualità la possibilità di entrare nei circuiti turistico-commerciali mantenendo la propria specificità di impresa fondata sulla qualità più che sulla capitalizzazione.
Al fine di garantire la presenza delle piccole attività commerciali soprattutto nei centri storici e nelle periferie e per contribuire a difendere posti di lavoro, è necessario incentivare fiscalmente e urbanisticamente l’apertura di esercizi di piccola e media distribuzione. Occorre bloccare la crescita della grande distribuzione in quanto la stessa impoverisce la rete distributiva delle città.
E’ altresì necessario inserire nel piano regionale del commercio l’obbligo per i comuni di formulare negli strumenti urbanistici norme specifiche per la tutela delle attività di piccola e media dimensione dell’ambulantato e delle botteghe storiche.
Vanno sostenute le iniziative del commercio equo e solidale gestito da organismi o soggetti formalmente riconosciuti senza fine di lucro. Vanno creati spazi diffusi e certi per il commercio ambulante e nello stesso tempo va sostenuta la realizzazione di mercatini multietnici autogestiti dalle associazioni dei migranti e rom. Va prevista la presenza in ogni area mercatale alimentare di spazi per la vendita diretta da parte dei contadini dei propri prodotti agricoli.
E’ fondamentale che la Regione attui politiche specifiche di sostegno pubblico ai centri commerciali naturali (centri urbani) favorendone accessibilità e fruibilità, ed ai mercati pubblici all’ingrosso.
Va infine potenziata la rilevazione quotidiana dei prezzi nella rete nazionale dei mercati generali di interesse regionale e resa accessibile ai cittadini ed alle associazioni dei consumatori attraverso internet, come strumento di controllo e trasparenza sulla formazione dei prezzi.
Il ruolo della Regione deve essere quello di progettare lo sviluppo complessivo del turismo sul piano territoriale, attraverso l’attuazione di interventi intersettoriali ed infrastrutturali necessari alla qualificazione dell’offerta turistica ed alla riqualificazione territoriale delle località.
La Regione deve garantire il raccordo tra le risorse turistiche primarie (paesaggio, patrimonio culturale, attrattive turistiche) e le imprese turistiche del territorio attraverso il governo dello strumento dei Sistemi Turistici Locali e un’organica politica di promozione.
Va sostenuta l’attività di integrazione tra le imprese, anche in forme consortili, cooperative ed associative. Va sostenuta la riqualificazione delle imprese turistiche per il miglioramento dei servizi e, laddove possibile, per lo sviluppo di marchi e certificazioni di qualità. Va anche sostenuta l’innovazione tecnologica per il marketing turistico.
Occorre favorire la nascita e il consolidamento di nuove imprese turistiche capaci di offrire risposte a nuovi segmenti di una domanda turistica legata all’ambiente, alla natura, ai beni artistici e culturali ed ai prodotti tipici del territorio: il binomio NATURA e CULTURA può essere l’elemento caratterizzante per lo sviluppo del turismo.
I SERVIZI PUBBLICI
Sul piano sociale la grande questione è quella della tutela dei servizi pubblici – la cui programmazione e gestione deve essere pubblica - e della garanzia che questi offrano prestazioni adeguate ed a costi contenuti. La situazione del paese in realtà è critica. Per questo il primo obiettivo che ci poniamo è l’inversione delle tendenze alla privatizzazione.
E’ di questi giorni il provvedimento con cui il governo da un’ulteriore accelerazione nella direzione della privatizzazione con la generalizzazione delle gare e la rigida limitazione degli affidamenti in house.
ACQUA
L’acqua è un bene comune essenziale alla vita, una risorsa preziosa ed esauribile, per questo ribadiamo che la priorità deve essere la gestione pubblica della risorsa idrica, la considerazione dell’acqua “bene comune” dalla indubbia rilvenza sociale e quindi risorsa priva di rilevanza economica, quindi l’avvio di processi di ripubblicizzazione. Noi proponiamo come primo punto che vada salvaguardata la gestione pubblica dell’acqua, che va considerata come bene comune e quindi non di rilevanza economica avviando processi di ripubblicizzazione.
Occorre pertanto affermare da subito un percorsorso di ripubblicizzazione delle scelte a partire dall’individuazione di una Autorità Regionale in grado di monitorare gli obbiettivi, le gestioni, il grado di realizzazione degli investimenti, separando definitivamente il ruolo del controllore da quello del controllato. Ripubblicizzazione delle scelte in grado di riconsegnare alle assemblee elettive l’effettivo potere di programmazione e controllo in tema di investimenti e coerenza delle tariffe e sui POT.
Il sostegno, accompagnato da una doverosa razionalizzazione della azienda pubblica Gaia.
La destinazione dei prelievi di acqua potabile all’uso domestico e lo sviluppo di filiere per il reimpiego di acque depurate da destinare a fini industriali.
L’impegno al ricorso presso la Corte Costituzionale avverso all’art. 15 decreto Legge n° 135/2009 sulla gestione dell’acqua.
TRASPORTI
Priorità di legislatura per l’ammodernamento ed il potenziamento del trasporto pubblico locale attraverso una efficace integrazione ferro-gomma
Carta dei diritti degli utenti pendolari.
Certezza ed adeguatezza delle corse, delle frequenze e qualità del servizio.
E’ necessario creare coordinamenti tra le Regioni che possano dar vita al progetto “Autostrade dei mari” per rilanciare l’occupazione in settori quali la cantieristica e la navalmeccanica e nello stesso tempo tutelare l’ambiente.
Nell’ambito della programmazione finanziaria pluriennale ed annuale, proponiamo l’introduzione del Bilancio Sociale e Ambientale per una mobilità sostenibile. Il bilancio dovrà evidenziare i costi umani, sociali, sanitari, ambientali, economici e gli sprechi che i trasporti producono sul territorio, fissando al contempo gli obiettivi di cambiamento da inserire nei Piani Urbani di Mobilità e negli altri strumenti urbanistici. Tale procedimento deve avvenire attivando canali partecipativi con le popolazioni interessate.
Proponiamo che la Regione apra un contenzioso con lo Stato ed in particolare con le Ferrovie Italiane perché si incrementi l’intervento verso i servizi locali e interregionali di cui usufruiscono pendolari, lavoratori e studenti. Proponiamo di reperire le risorse necessarie attingendole a quelle per le linee TAV non ancora realizzate, non realizzando il sottoattraversamento ferroviario a Firenze e utilizzando le risorse per rinnovare il materiale (vagone) FS., e per la Pontremolese.
Per il corridoio tirrenico occorre terminare il “lotto zero” e la bretella Variante Aurelia - Porto di Piombino, la Regione deve adoperarsi affinché la trasformazione della Variante in autostrada preveda il pedaggio gratuito dei residenti delle province di Livorno e di Grosseto per la durata della concessione.
Occorre indirizzare gli investimenti pubblici verso la ricerca e l’innovazione nel campo dei motori ibridi, a metano, elettrici o a idrogeno, in grado di garantire occupazione per il futuro e nuove opportunità per l’industria italiana.
E’ necessario che i Comuni non concedano più altri permessi di edificazione sparsa per non compromettere la possibilità di cambiare significativamente il sistema di mobilità.
Va aumentata la velocità commerciale dei mezzi pubblici nei centri urbani adottando adeguati provvedimenti di limitazione del traffico privato.
E’ necessario riorganizzare il trasporto merci nelle città e zone limitrofe puntando a ridurre la circolazione dei camion. Va istituito nelle zone industriali il Mobility Manager per la mobilità pubblica dei lavoratori e la logistica delle merci.
Riteniamo che a un servizio pubblico debba corrispondere una gestione pubblica delle aziende, definendo piani e servizi attraverso l’attivazione di percorsi democratici che prevedano poteri di indirizzo e controllo in capo, tra gli altri, agli utenti.
Al servizio pubblico deve corrispondere un miglioramento della qualità del lavoro degli addetti: salari, orari, riconoscimento delle malattie professionali, il diritto di sciopero.
AMBIENTE E ASSETTO DEL TERRITORIO
Occorre rilanciare il ruolo della Regione nella programmazione urbanistica e territoriale, opponendoci con forza a modelli di sviluppo fondati sulla speculazione territoriale sia in termini di urbanizzazione edificatoria incontrollata sia di insediamenti produttivi inquinanti.
Va rilanciata la programmazione urbanistica attraverso una precisa normativa sulla destinazione d’uso dei suoli per contrastare la prassi nefasta dell’urbanistica contrattata.
Occorre puntare al raggiungimento dell’obiettivo “consumo di territorio zero”, iniziando da un drastico contenimento delle volumetrie.
La tutela e la gestione del paesaggio deve essere inquadrata in principi statutari condivisi, sottratti alla variabilità della pianificazione territoriale.
Siamo contrari alla “logica delle grandi opere” e vogliamo, invece, che le risorse vadano indirizzate alla cura e alla messa in sicurezza del territorio.
Il risparmio e l’uso attento delle risorse ambientali possono e devono costituire i prerequisiti concettuali, politici e programmatici di un nuovo governo del territorio. Proponiamo il recupero e la riqualificazione delle città esistenti, attraverso la manutenzione, il restauro ed il riuso del patrimonio di valore storico ed ambientale.
Va combattuta la cementificazione abusiva ed il degrado ambientale. La regione deve monitorare gli abusi e bonificare il territorio, abbattendo innanzitutto gli “ecomostri”.
Per prevenire i dissesti idrogeologici è indispensabile porre fine alle cattive urbanizzazioni, al malgoverno dei bacini fluviali, alla debolezza contro la deforestazione e l’inquinamento industriale. Messina, Sarno, Soverato, la Versilia sono la dimostrazione che la messa in sicurezza del territorio è una delle priorità del Paese, la vera grande opera verso cui convogliare risorse. In particolare alla luce dei recenti eventi alluvionali si impone un intervento strutturale sul lago di Massaciuccoli rimovendo le cause che ne hanno determinato inquinamento e rischio idraulico.
L’ambiente torna oggi al centro dell’attenzione in particolare per la decisione del governo, in dispregio del pronunciamento popolare referendario, di riavviare il programma nucleare. Con un’evidente lesione di ogni principio democratico lo stesso governo avoca a sé la decisione di individuare i siti dove collocare le future centrali nucleari. Noi vogliamo che la Regione Toscana dichiari l’indisponibilità ad ospitare tali siti e agiscano in tutti i modi per impedirlo.
RIFIUTI
La questione ambientale e territoriale, però, rientra in gioco anche per un’altra ragione. Perché su questo terreno si sono commessi scempi e lo stesso centro-sinistra ha manifestato spesso orientamenti sbagliati, favorendo grandi opere, incenerimento di rifiuti ed allentando il controllo pubblico sulle scelte territoriali.
Considerato che la gestione dei rifiuti rappresenta un elemento non marginale capace di influire su tutto il sistema della produzione, distribuzione, consumo delle merci, riproponiamo tutte le azioni necessarie al raggiungimento se pure in prospettiva, dell’obbiettivo “rifiuti zero” al 2020.
In particolare appaiono necessari:
un impegno sulla irrinunciabilità dell’obbiettivo del 65% di raccolta differenziata (porta a porta) e contestuale riduzione della produzione di rifiuti procapite, impegno della regione al rispetto – attraverso forti politiche di incentivazione/disincentivazione – al rispetto, da parte degli Ato e dei piani interprovinciali, del raggiungimento degli obbiettivi di programmazione pubblica
Sperimentazione in ogni ATO RIFIUTI di impianti tecnologicamente avanzati a partire dai trattamenti Meccanico- Biologico a freddo finalizzato all’aumento el recupero delle materie prime seconde.
Sviluppo campagna acquisti verdi a partire dalle strutture pubbliche, e sostegno, attraverso la collaborazione con le strutture universitarie, della ricerca di nuove produzioni di qualità da realizzarsi attraverso l’impiego di materie prime-seconde.
ENERGIA
Occorre un rafforzamento del piano energetico regionale in direzione delle fonti rinnovabili, in cui le aree deindustrializzate diventino piattaforme manifatturiere e di produzione del fotovoltaico e dell’eolico e non più le sedi di ipermercati o multisale.
Non favorendo impianti a rischio come i rigassificatori che tra l’altro si basano su combustibili fossili in esaurimento, verificando in modo celere i risultati della Commissione Internazionale sui rischi del rigassificatore proposto a Livorno.
Rispetto degli obbiettivi assunti 20 – 20 – 20 contenuti nell’attuale Piano Integrato Energetico Regionale attraverso il costante monitoraggio degli stato di avanzamento e coerenza tra le scelte concrete e le finalità del piano stesso.
Costituzione incubatori di nuova imprenditoria vocata alla produzione e sviluppo di tecnologie alternative nel settore delle energie rinnovabili.
SCUOLA PUBBLICA
Sul fronte sociale occorre dare una risposta immediata alla domanda di salvaguardia della scuola pubblica e del suo rilancio. In questi mesi un grande movimento di protesta ha visto la partecipazione di insegnanti e studenti come risposta al disegno di ridimensionamento e penalizzazione della scuola pubblica portato avanti dalla ministra Gelmini.
Il miglior modo per dare un segnale in controtendenza è di proporre nel programma una proposta di rilancio della scuola pubblica che contrasti i disegni di ridimensionamento degli organici e che avanzi proposte concrete in tema di diritto allo studio a partire dalla gratuità dei libri e dal sostegno all’accesso dei servizi.
In una fase di crisi l’investimento sulla scuola e l’istruzione pubblica diventano ancora più importanti se si vuole rilanciare il ruolo strategico del nostro paese nel mondo globalizzato La Regione Toscana deve dare un segnale non equivoco per il rispetto del principio sancito dall’art. 33 che garantisce una scuola statale per tutti ed una scuola privata “senza oneri per lo stato”.
spostare quante più risorse possibili dal privato al pubblico e contrastare le politiche nazionale di smantellamento della scuola pubblica.
Costruire strategie contro la dispersione scolastica.
A tal fine devono essere previste, a livello provinciale, strutture adeguate per la rilevazione del fenomeno della dispersione e per la definizione, di intesa con le istituzioni scolastiche, dei progetti di intervento, anche con l’uso dei F.S.E.
Accrescere gli investimenti destinati alla costruzione di nuovi nidi pubblici, alle strutture scolastiche, alla sicurezza ed ai laboratori.
Rafforzare il diritto allo studio, con azioni incentrate sull’offerta di servizi, e sul sostegno alla progettazione didattica delle scuole con particolare riferimento al recupero delle difficoltà degli studenti.
Il piano di dimensionamento scolastico deve essere sottratto alle logiche ragionieristiche ed essere inteso invece, come strumento attraverso il quale gli Enti Locali e tutti i soggetti interessati, si misurano concretamente con i bisogni educativi, elaborando strategie di sostegno al diritto allo studio.
Tale piano deve comunque essere correlato con il sistema di mobilità locale e con la rete dei servizi.
Devono essere potenziati i servizi a sostegno di una reale integrazione dei soggetti con disabilità e di quelli provenienti da altre nazioni, con la diffusione dei mediatori culturali
Vanno finanziati e sostenuti progetti in tutte le istituzioni scolastiche finalizzati a diffondere una cultura costituzionale e della legalità
devono essere stanziate risorse adeguate per l’edilizia scolastica e le strutture (laboratori, biblioteche..) e snellite le procedure per la realizzazione dei lavori per la messa in sicurezza degli edifici.
E’ necessario garantire la gratuità dei libri di testo, almeno nella fascia dell’obbligo scolastico.
Occorre favorire una ampia, diffusa e qualificata istruzione pubblica per gli adulti, in particolare finalizzata al conseguimento dei diplomi e alla alfabetizzazione dei migranti ( anche nelle carceri)
Per tali percorsi formativi va richiesto un organico stabile e definito in base alle effettive esigenze territoriali
Vanno garantiti percorsi di formazione continua e permanente, sia per dare la possibilità a chiunque ne senta l’esigenza, di arricchirsi culturalmente , sia per chi, perdendo il lavoro, ha bisogno di ripensare il proprio futuro, sia per chi vuole riqualificarsi o acquistare nuove competenze professionali.
Per quel che riguarda la formazione professionale è necessario contrastare l’impostazione dominante che tende sì ad affermare l’integrazione fra istruzione e formazione professionale ma vede nella sostanza le istituzioni scolastiche pubbliche statali delegare le proprie funzioni alla formazione professionale, secondo una concezione che finisce per ridurre l’istruzione a semplice addestramento, in rapporto con un mondo del lavoro sempre piu’ precario e flessibile.
Comunque il sistema di formazione professionale va collocato dopo l’assolvimento dell’obbligo di istruzione.
Occorre anche individuare e sostenere percorsi di formazione postdiploma di qualità , con una attenta e condivisa distribuzione sul territorio
In accordo con i Comuni, la Regione deve garantire l’usufrutto gratuito o a prezzo ridotto, dei servizi collettivi necessari per il diritto alla conoscenza (trasporti, alloggi, mense, materiali formativi…)
Occorre rispettare rigidamente la normativa prevista dal testo Unico sulla sicurezza, nella composizione delle classi.
E’ necessario creare un’Agenzia per gli affitti con l’obiettivo di aiutare gli studenti fuorisede a trovare alloggi in modo regolare, potenziando il sistema pubblico di residenze universitarie. Proponiamo che la Regione finanzi programmi di edilizia concordata con le organizzazioni degli studenti e dei ricercatori precari donando al contempo alle università immobili di proprietà regionale da convertire a scopo abitativo.
Essendo una quota delle tasse universitarie di derivazione regionale, proponiamo la graduale eliminazione di tali tasse per facilitare l’accesso agli studi universitari a tutti gli studenti meno abbienti alzando sensibilmente la soglia degli aventi diritto all’esenzione rispetto alle fasce individuate dall’ isee o iseeu al momento troppo restrittive.
Occorre utilizzare le risorse del FSE per il finanziamento delle borse di dottorato e di master.
La Regione deve inoltre promuovere e finanziare progetti di mobilità europea per dottorandi e giovani ricercatori, al fine di sostenere economicamente le esperienze di formazione all’estero.
Ma per definire concretamente la politica scolastica regionale sarà necessario avviare da subito un percorso partecipato, con la costituzione, per es. in via sperimentale, di una “consulta regionale per la scuola”
LA CULTURA
Occorre costruire un’osservatorio per sostenere in ogni città teatri, cinema, sale di registrazione per la musica, di sperimentazione teatrale, case delle culture, biblioteche per restituire ai territori la vita culturale che gli è stata tolta.
Vanno potenziati momenti permanenti di confronto tra istituzioni, associazioni e forze sociali e culturali presenti sul territorio al fine di elaborare interventi ed iniziative avendo poi la possibilità di verificarne l’efficacia.
Occorre rigore e trasparenza nelle nomine negli enti culturali, con bandi pubblici basati su curricula, professionalità e competenza.
Occorre agire affinché gli ammortizzatori sociali vengano estesi anche ai lavoratori dello spettacolo.
Proponiamo che venga maggiormente consentito ai giovani e alle persone a basso reddito di poter accedere alla cultura attraverso prezzi economici per cinema, teatri, concerti, libri, mostre, stipulando anche convenzioni tra le scuole e le istituzioni culturali pubbliche e private.
E’ necessario potenziare la collaborazione con il CESVOT per promuovere e sostenere forme di associazionismo realmente legate al territorio.
Occorre potenziare il circuito regionale entro il quale veicolano le produzioni culturali.
Vanno potenziati gli spazi pubblici della cultura: luoghi di incontro, partecipazione, produzione, sperimentazione, confronto, formazione e fruizione culturale, destinati soprattutto ai giovani.
Va aumentato il sostegno economico alla produzione culturale dei territori, autonoma e indipendente, con finanziamenti certi, triennali, concessi individuando criteri pubblici e trasparenti da recepire nella legge regionale e non basati sulla discrezionalità degli assessori.
SANITA’
La sanità toscana anche grazie al nostro intervento ha mantenuto l’obiettivo primario di evitare che la grave situazione finanziaria, a partire dai pesantissimi tagli del Governo di centrodestra, si scaricasse in maniera negativa sulla natura universalistica e sostanzialmente pubblica del sistema toscano. Scongiurando qualunque rischio di una riduzione dei servizi e delle prestazioni sanitarie. Facendosi carico, anzi, con l’adozione di strumenti e azioni efficaci, di risolvere il permanere di sacche di disuguaglianze all’accesso alle cure che rischia di estromettere le fasce di popolazione più deboli.
Sulla base dei recenti provvedimenti, annunciati dal Governo riguardo i criteri di riparto del Fondo Sanitario Nazionale, che penalizzano fortemente le Regioni cosiddette “vecchie”, ovvero con una forte presenza di popolazione anziana, come la nostra. alla Toscana mancheranno all’appello consistenti risorse in questo settore. Questo vuol dire che nei prossimi anni la Regione dovrà porsi il problema di mettere mano alla leva della fiscalità regionale progressiva, con misure quali la tassazione sui redditi alti per salvaguardare il livello delle prestazioni e dei servizi in questo settore senza l’appesantimento della contribuzione dell’utente al servizio prestato.
Per quanto concerne l’organizzazione del sistema sanitario regionale e il suo funzionamento va superato, attraverso appositi strumenti, il divario spesso esistente tra il buon livello regionale della programmazione e la realizzazione della stessa sul livello territoriale (aziende ospedaliere, territoriali e SdS).
Il rafforzamento dei servizi territoriali. Occorre investire maggiori risorse su riabilitazione, cronicità, terapie del dolore, non autosufficienza.
la riduzione dei tempi di attesa nelle prestazioni specialistiche e di accertamento diagnostico. Occorre porre rimedio alla carenza del personale medico e tecnico che non garantisce il pieno funzionamento delle apparecchiature che necessiterebbero di almeno 12 ore giornaliere per 6 giorni la settimana, nella logica del pieno utilizzo degli impianti.
avviare un graduale processo di internalizzazione dei servizi collaterali esternalizzati, come il trasporto malati, sterilizzazioni, acquisizioni medicali.
In materia di prevenzione, va introdotto nel contesto legislativo regionale il concetto di “premio alla salute”, ossia un vero e proprio programma politico di intervento nei luoghi di lavoro, ricerca, azioni contro le patologie cancerogene.
POLITICHE SOCIALI
Il welfare regionale va organizzato nell’ottica della piena partecipazione coinvolgendo sia i soggetti istituzionali che le operatrici e gli operatori sociali, le associazioni degli utenti e le organizzazioni del terzo settore.
Il Terzo settore va inteso come un’opportunità per allargare la sfera dei servizi offerti dal sistema pubblico e non come un livello sostitutivo o un escamotage per ridurre i costi e deresponsabilizzare il pubblico, che deve garantire controllo e verifica della qualità dei servizi direttamente e indirettamente offerti.
La Regione deve definire i LIVEAS che garantiscano appropriatezza e universalità del servizio, sulla base dei quali vanno programmati interventi e prestazioni, integrando le politiche sociali con quelle sanitarie, dell’istruzione, della formazione, del lavoro, dell’edilizia residenziale pubblica, del tempo libero
vanno recepiti ed implementati i principi e le indicazioni della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, Particolare attenzione va posta all’inserimento lavorativo, con la piena applicazione della legge 68/99, e all’integrazione scolastica al fine di garantire alle persone con disabilità percorsi di inclusione sociale e una vita indipendente e dignitosa;
va favorita, ove possibile, la deistituzionalizzazione e la permanenza a domicilio dell’assistito inserita in un percorso di assistenza domiciliare integrata (ADI), individualizzando i progetti e prendendo in carico, contestualmente, i bisogni della famiglia al cui interno vive lo stesso;
va ampliata l’offerta dei servizi per l’infanzia. La Regione deve avviare piani innovativi in grado di soddisfare le esigenze di educazione per l’infanzia attraverso il rafforzamento della rete di asili nido pubblici la salvaguardia della qualità formativa offerta, trasporti e servizi mensa adeguati, programmi di conciliazione dei tempi di vita;
va definito un piano di costruzione, diffusione e potenziamento dei centri antiviolenza e di case per le donne maltrattate, gestiti in collaborazione con associazioni di donne;
proponiamo l’istituzione di un osservatorio permanente per il monitoraggio e la prevenzione di discriminazioni di natura socioeconomica, razziale, di genere e di orientamento sessuale;
occorre riaffermare la centralità della persona e l’integrazione nel territorio dei servizi per le dipendenze, stabilizzare i servizi di Bassa soglia e Riduzione del danno. Va stimolata la costituzione di gruppi di tutela dei diritti delle persone tossicodipendenti e l’avvio di tavoli di confronto tra servizi pubblici (SERT) ed il privato sociale, sviluppando interventi di prevenzione primaria in forma partecipata;
va favorito il ruolo sociale ed educativo dello sport di base, sostenendone la diffusione a tutta la cittadinanza senza alcuna discriminazione di natura socio-economica. La Regione deve inserire la figura dell’educatore motorio specializzato nelle scuole primarie; sostenere le associazioni di base che svolgono attività motorie e sportive finalizzate all’inclusione sociale, indipendentemente dalla loro affiliazione al Coni.
POLITICHE ABITATIVE
E’ indispensabile invertire le tendenze prevalenti di questi anni, investendo nel recupero urbano e in particolare dei centri storici in cui è prioritario mantenere la residenza popolare.
Occorre mettere in sicurezza gli immobili dal punto di vista del rischio idrogeologico e di quello sismico.
Va rilanciato il ruolo del governo pubblico del territorio, mortificato da anni di cosiddetta urbanistica contrattata, di condoni e di deregolamentazione di tutele ambientali e del sistema dei controlli pubblici.
Va incrementata l’edilizia residenziale pubblica con interventi prioritari sul riutilizzo degli immobili pubblici non utilizzati e delle aree dimesse.
E’ necessario invertire la tendenza alla dismissione e alla privatizzazione del patrimonio pubblico.
La Regione deve procedere a un censimento del patrimonio abitativo pubblico in senso lato e allo stesso tempo deve avviare un vero censimento del fabbisogno abitativo (richieste di assegnazione inevase, sfratti emessi, domande di contributi per il sostegno all’affitto) intervenendo sui ritardi degli enti locali sul piano pluriennale abitativo regionale, attraverso la partecipazione dei comuni, delle aziende di edilizia residenziale pubblica, dei sindacati inquilini e dei lavoratori, dei comitati e dei movimenti di lotta per il diritto alla casa.
Va predisposto un provvedimento legislativo che consenta ai Comuni di istituire commissioni di graduazione degli sfratti, compresa la morosità incolpevole, che impediscano la realizzazione di sfratti nei casi in cui non sia possibile il passaggio da casa a casa per i soggetti a basso reddito, ottemperando alla Sentenza della Corte Costituzionale n°116/2008.
Occorre mantenere il canone sociale, rapportato al reddito, nell’edilizia residenziale pubblica.
Il Fondo Aree Sottoutilizzate deve essere utilizzato per la riqualificazione degli stabili pubblici in disuso e in degrado per ricavarne nuove unità abitative da destinare a chi ne ha bisogno.
Intervenire presso la conferenza Stato Regioni affinchè il Governo approvi un finanziamento annuale costante e certo attraverso la fiscalità generale per ERP e ERS , e per il contributo all’affitto legge 431/98.
Utilizzo dei finanziamenti a disposizione regionalmente attraverso il sostegno verso i comuni di individuare immobili pubblici da risanare (ex caserme per esempio o strutture socio sanitarie dismesse) e aree ex industriali, per lo sviluppo.
Modificare i criteri e dei punteggi per l’accesso all’ERP per favorire le giovani generazioni di lavoratori precari, e gli sfratti per morosità incolpevole.
Promuovere edilizia eco-compatibile.
Rivedere i soggetti gestori delle Lode promuovendo azioni per maggiore efficienza e ed economia gestionali.
Promuovere iniziative urbanistiche per un l’uso razionale del territorio urbano “città costruita” abolendo l’espansione di nuove periferie.
AGRICOLTURA E RISORSE NATURALI
I Piani di sviluppo rurale e tutti gli strumenti che attingono ai fondi comunitari devono sostenere soprattutto le piccole e medie aziende in difficoltà nel campo dell’agroalimentare e della zootecnia.
Proponiamo che si sviluppi la filiera corta in agricoltura per salvaguardare la qualità delle produzioni e il rispetto dell’ambiente anche mediante il sostegno alle nuove forme di autoorganizzazione cooperativistica.
Siamo contrari agli Organismi Geneticamente Modificati.
Siamo favorevoli ad un’agricoltura multifunzionale, garante del lavoro, dell’ambiente, della sicurezza alimentare, che presti particolare attenzione alle produzioni biologiche.
E’ necessario favorire gruppi di acquisto locali e valorizzare il mercato equosolidale.
Vanno tutelate le tipicità agricole regionali.
Anche l’agricoltura deve fornire il proprio contributo alla riduzione delle emissioni inquinanti, investendo nelle energie rinnovabili e incentivando le coltivazioni biologiche che consentono il risparmio energetico.
Va combattuto con appositi strumenti legilsativi il lavoro nero, perché la qualità del prodotto passa attraverso la qualità del lavoro ed il rispetto dei diritti dei lavoratori.Vanno potenziati i Consorzi agrari per il ruolo strategico che rivestono nella regolazione e calmierazione dei prezzi agro-alimentari.
In relazione al ruolo dei Consorzi di bonifica va valorizzata la funzione di difesa dell’assetto idrogeologico ed ambientale del territorio. A tal fine è necessario potenziare il ruolo di indirizzo politico della Regione per garantire trasparenza e parità di trattamento a tutti i cittadini ed agricoltori. Occorre inoltre riformare l’anacronistico sistema di elezione nei consorzi stessi secondo il quale i consiglieri più abbienti hanno maggior peso nei consigli. Proponiamo infine la stabilizzazione delle maestranze precarie occupate nelle sistemazioni ambientali, evitando quindi l’affidamento dei lavori ad imprese esterne.
I parchi devono diventare centro di elaborazione e pratica di un diverso modello di rapporto fra l’uomo e la natura, di un diverso modo di fare agricoltura per rimettere in connessione antichi saperi ed esperienze altamente qualificate sul versante dell’energia e del lavoro.
Gli Enti parco devono attuare interventi di riqualificazione forestale con produzione di legname da opera e di cippato da usare localmente in impianti di riscaldamento.
Occorre porre termine alla politica dei commissariamenti degli Enti, priva di respiro progettuale e di stampo meramente burocratico.
Proponiamo infine che venga tutelato il patrimonio rappresentato dai 6.000 Km di rete ferroviaria dismessa da trasformare in percorsi verdi, turistici, protetti per pedoni e ciclisti, pensati anche per i diversamente abili.
INCLUSIONE SOCIALE, CITTADINANZA DI RESIDENZA E COOPERAZIONE
La Regione ha fatto una legge nel miglior spirito toscano garantendo l’assistenza a chi è ancora privo di permesso di soggiorno.
Occorre aumentare la parità di trattamento fra nativi e cittadini migranti anche in tema di lavoro, scuola e diritto all’abitare.
E’ necessario potenziare la presenza di mediatori socio culturali nelle strutture sanitarie.
Tutti i cicli scolastici devono offrire la possibilità di compensare eventuali gap linguistici intervenendo anche in questo caso con figure professionali preparate.
Va garantito alle associazioni di immigrati che non abbiano scopo di lucro spazi sociali per costruire momenti di aggregazione e di interlocuzione con il territorio, valorizzando anche l’enorme e variegato patrimonio culturale.
Occorre prevedere nei piani urbanistici aree per i luoghi di culto che soddisfino i bisogni religiosi delle comunità migranti.
E’ necessario realizzare osservatori regionali contro il razzismo coinvolgendo le tante esperienze del volontariato sociale e le organizzazioni degli stessi cittadini migranti.
E’ necessario un impegno forte nella lotta allo sfruttamento del lavoro nero che in moltissimi casi riguarda i cittadini migranti.
Occorrono campagne informative, cogestite con le stesse associazioni di migranti, per veicolare nelle scuole e nelle zone a più alta conflittualità sociale una decostruzione dell’immagine negativa con cui il migrante è oggi percepito.
L’istituzione regionale deve esercitare pressioni affinché venga esteso il diritto di voto anche ai cittadini migranti e per un più facile rilascio della cittadinanza italiana.
La toscana non ha mai avuto CIE, ed il netto rifiuto alla loro realizzazione va affermato senza alcuna ambiguità.
Proponiamo che vengano stanziate aumentate le risorse regionali per finanziare programmi di cooperazione internazionale.
Occorre approfondire la materia della Cooperazione internazionale e Pace che il dipartimento operi in stretta relazione con l’Osservatorio Interregionale alla Cooperazione.
Proponiamo che venga rafforzato il fondo unico per la cooperazione al quale possano apportare risorse i cittadini, le associazioni di categoria, strutture pubbliche e private.
Conferma della volontà della Regione Toscana ad un uso civile della base militare di Camp Darby.
1) Il veto posto da SeL su di una estensione dell’eventuale cartello ai Verdi




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