Grosseto: Il Partito della Rifondazione Comunista, sin da quando si è riproposto il problema della messa in sicurezza dell’Aurelia, si è battuto per fare i lavori in sede, senza modificare il tracciato e realizzando un adeguamento, tra Grosseto sud e Chiarone esattamente come quello fatto venti anni fa tra Grosseto sud nord e Rosignano. Se quell’adeguamento fosse stato già fatto, nessuno oggi parlerebbe di “completamento dell’autostrada”. Di contro, nella parte sud questa strada è rimasta la stessa; sono presenti, tra Grosseto e il Chiarone, in entrambi i sensi di marcia, oltre cinquecento innesti a raso, che sono una trappola micidiale per chi la percorre. Questo la rende una delle strade più pericolose d’Italia, per numero d’incidenti e per le vittime che causa, che sono esattamente il doppio rispetto alla media nazionale.
Queste cose sono spesso dimenticate da tutti, enti pubblici, Anas, partiti, ma in alcuni casi anche comitati per la tutela e la difesa del territorio, comitati ambientalisti, comitati per la bellezza, comitati di produttori, comitati di commercianti; e poi la SAT, il Ministero delle infrastrutture, e tante, tante anime candide. Spesso, noi comunisti da soli, abbiamo tentato di ricordare queste cose, nel completo e totale disinteresse di tutti e tra questi c’era chi lavorava per realizzare un’autostrada a pagamento.
Quando nel 1999 fu sottoscritto un protocollo tra il Governo, Presidente del Consiglio D’Alema e la regione Toscana, Presidente Chiti, per il “completamento del corridoio tirrenico”, i lavori dovevano essere a carico dell’Anas, cioè del Ministero delle Infrastrutture. Fu a questo punto che la SAT rivendicò la sua concessione autostradale e il diritto a realizzare l’opera a pedaggio. Questo nonostante che anni prima l’ipotesi autostradale fosse stata abbandonata dal Governo il quale indennizzò (1998 Presidente del Consiglio D’Alema, Sottosegretario ai LL.PP. Antonio Bargone) la SAT stessa, per questa mancata realizzazione con ben 172 miliardi e 500 milioni di lire.
Quindi la SAT pretese di presentare un suo progetto e comunque nel 2000 riuscimmo ad ottenere che al progetto della SAT ne fosse comparato uno dell’Anas. Ma c’era un punto imprescindibile per il Ministero e soprattutto per l’assessore alle infrastrutture della Regione Toscana Riccardo Conti, ed era quello che entrambi dovevano essere a tipologia autostradale con due corsie per senso di marcia, spartitraffico e corsie d’emergenza. Totale venticinque metri d’asfalto, secondo le norme europee che disciplinano questa materia.
L’Anas presentò un progetto di adeguamento in sede, con tipologia autostradale e senza pedaggio. Un’ipotesi che nella quasi totalità andava bene, solo nel tratto tra Ansedonia e Fonteblanda questo progetto era talmente ridicolo e improponibile da sembrare pensato da uno studente al primo anno d’istituto per geometri.
Di questo progetto, inviato alla VIA con diverse osservazioni, se ne persero ben presto le tracce, ma comunque fu gioco facile per tutti, cioè Regione, Comune di Orbetello, Provincia ecc. bocciare questa ipotesi, in modo tale che rimanesse solo il progetto della SAT.
Ma quali erano i punti essenziali per i quali quell’ipotesi Anas, per quanto riguardava la tratta tra Ansedonia e Fonteblanda, fu pesantemente osservata, prestando il fianco a chi voleva a tutti i costi, l’autostrada della SAT? Essenzialmente:
• A Orbetello Scalo, la previsione era di far passare l’arteria, lato mare inglobando la corsia nord-sud dell’attuale Aurelia e abbattendo un certo numero di edifici lungo il suo percorso.
• Ad Albinia: è il punto dove il progetto dava il peggio di se. La strada a quattro corsie era collocata lato monte rispetto la ferrovia, passando, tanto per fare un esempio, tra la stazione ferroviaria e la fabbrica di Conservitalia.
• A Fonteblanda previsione d’attraversamento centro abitato, larghezza del fascio stradale sostanzialmente raddoppiata, interferenze con le Terme dell’Osa con raggio di curvatura minore dell’attuale, quindi fuori delle norme ammesse.
Sostanzialmente questo progetto, diventato indifendibile, aprì la strada non solo all’unica soluzione rimasta, ma nella richiesta fatta nel 2001 alla SAT di nuova progettazione, fu chiesto, anzi preteso, sia dal Comune di Orbetello con l’unanimità delle forze politiche presenti in consiglio comunale, sia dalla Regione Toscana, un progetto che prevedesse una variante interna tra Ansedonia e Fonteblanda.
Molte delle associazioni varie, che si opponevano al progetto complessivo di autostrada a pagamento, concentravano la loro attenzione principalmente nell’area di Capalbio e poco più. Furono anni di proteste, convegni, iniziative delle istituzioni, fino ad arrivare al 2008 dove, quasi tutti concordi, fu licenziato e approvato il progetto preliminare con il suo assetto definito, che prevedeva, appunto, la variante tra Ansedonia e Fonteblanda dietro i Poggi di Orbetello Scalo. Un progetto che risentiva di appariscenti contraddizioni, quali il calcolo finanziario dell’opera e le stime dei flussi di traffico attesi.
Per le implicazioni che comportava, noi di Rifondazione Comunista, nella logica del contenimento del danno, chiedemmo alla Provincia in sede di parere sulla VIA di tenere in estrema attenzione il percorso di questa variante, in relazione alle aziende agricole che operano lungo il percorso dell’autostrada. La cosa fu in qualche modo accolta, tant’è che la zona di San Donato – Fonteblanda (dove operano Aziende Agricole Biologiche come la Selva, l’Azienda S. Benedetto, l’Azienda Fontenuova) fu uno dei pochi punti dove le prescrizioni, richieste dalla Provincia di Grosseto e accolte, dicono che:
“non viene posto il vincolo preordinato all’esproprio poiché in sede di progettazione esecutiva, che è quella che sta a base della realizzazione dell’opera, deve essere ricercato un tracciato e la relativa posizione sul territorio che contenga al minimo i danni alle aziende presenti, evitando una loro suddivisione che renderebbero difficili le coltivazioni e la conduzione delle aziende stesse.”
Ma anche questo progetto nel breve termine di alcuni mesi fu stravolto e fummo noi di Rifondazione, nel silenzio e nell’indifferenza dei più, a denunciare la decisione della SAT di modificare il tracciato, abbandonando la variante di progetto tra Ansedonia e Fonteblanda, collocando il tracciato di qua dai Poggi quindi, tornando in parte sull’Aurelia, provenendo da Capalbio, e spostandosi verso l’interno all’altezza di Orbetello Scalo, quindi teorizzando il passaggio sopra la Strada Vicinale dei Poggi, per poi proseguire poco a nord di Albinia e sventrando Fonteblanda.
Giustamente le opposizioni a tale ipotesi da parte dei cittadini, di numerose associazioni, e di alcuni partiti politici, furono durissime e convinte, ma non fino al punto di far cambiare idea alla SAT e al Ministero delle Infrastrutture, il quale peraltro nominò lo stesso Presidente della SAT Bargone Commissario Straordinario del Governo per il completamento dell’autostrada tra Rosignano e Civitavecchia, con un compenso, che come sappiamo non guasta mai, di 240.000 euro l’anno.
Ma perché la SAT e il Ministero abbandonarono un tracciato contenuto in un progetto approvato? C’è voluto tempo per isolare la verità in mezzo ad una montagna di menzogne e la verità, semplice e chiara, è legata a due questioni precise e comprovate; la prima è che il maldestro tentativo di inserire nella convenzione tra Anas e SAT un indennizzo di subentro a fine concessione -cioè nel 2046- a carico dello Stato, pari al costo dell’opera, fu bocciato dal Ministro delle Finanze (Tremonti) in conformità a precise leggi vigenti. Questo era uno dei tre pilastri del project financing della SAT, insieme alla libertà d’incremento della tariffazione e al prolungamento della concessione.
Il secondo motivo è che quel tracciato disturbava tanti “lor signori” con casa o buen ritiro dietro i Poggi di Orbetello Scalo e nella parte nord del Comune di Capalbio. Quindi l’autostrada andava realizzata dove ci sono tanti “signor nessuno”, anche se questo significa devastazione sociale, economica e ambientale.
Come un coniglio dal cilindro, dalla SAT, sempre più contestata da obbiezioni oggettive, è uscita l’ipotesi di traslare tutto il tracciato in sovrapposizione all’attuale Aurelia, con il duplice fine di ridurre i costi dell’opera e accontentare “lor signori”; tutto questo ha fatto finalmente svegliare dal torpore e dall’appoggio incondizionato alla società di Benetton, le amministrazioni pubbliche quali la Provincia, la Regione Toscana e gli altri Comuni che erano rimasti inermi ed estranei.
La scelta era talmente cervellotica che in sede di VIA nella Conferenza dei Servizi, ha ricevuto tali e tante critiche e osservazioni che, oltre a non consentire la chiusura della Conferenza stessa, ha spinto la SAT ad affermare che avrebbe interrotto la progettazione tra Fonteblanda e Ansedonia, realizzando l’autostrada ad eccezione di questo tratto. La cosa, se non fosse drammatica perché riguarda la pelle della gente, sarebbe estremamente ridicola, comunque è inaccettabile dai più, tanto da spingere oggi la SAT a presentare fantasiosi progetti che continuano a ruotare intorno al tracciato attuale dell’Aurelia a Orbetello Scalo e all’Albinia.
Chi ha avuto modo di vedere le ultime proposte della SAT si è reso conto che siamo di fronte a delle righe poste senza alcuna logica, sopra una carta con scala a cinquantamila. E su queste ipotesi la Società pretende un pronunciamento in pochi giorni, peraltro con l’avvertimento del tipo “prendere o lasciare”.
Siamo di fronte a un’arroganza senza fine e al tentativo della Società autostradale, nel frattempo apertasi a nuovi e voraci soci, di salire sul carro dei decisionisti infrastrutturali, quelli che in questi giorni stanno premendo per porre fine alle dispute sulla TAV stringendo sulla realizzazione delle grandi infrastrutture, senza dare ascolto ai cittadini e calpestando i diritti legittimi di ognuno. La SAT spera, in modo maldestro, di far passare quest’opera come indispensabile per lo sviluppo, e ostacolata dagli egoismi delle popolazioni locali.
Sappiamo che le cose stanno in tutt’altra maniera, perché quei cittadini che giustamente protestano per le soluzioni inverosimili proposte sono gli stessi che da anni chiedono la messa in sicurezza dell’Aurelia.
Questo è il punto essenziale e noi di Rifondazione affermiamo ancora una volta che il progetto dell’Anas del 2000 è quello che meglio risponde alle esigenze del territorio, con una rivisitazione radicale del tratto tra Ansedonia e Fonteblanda, prevedendo in questa parte una messa in sicurezza che non devasti l’attività sociale ed economica della comunità che qui vive e lavora, che non chiuda i cittadini dentro recinti impenetrabili, facendogli pagare il pedaggio per soddisfare l’elementare diritto alla mobilità, peraltro fissato in 18 centesimi di euro al chilometro, cioè il più caro d’Europa dopo il tunnel sotto la Manica.
Nel caso in cui l’assurdo progetto di autostrada vada avanti, nonostante tutti gli elementi che depongono a sfavore, chiediamo che il tracciato da Ansedonia a Fonteblanda, quindi il progetto debba ripartire da quello approvato dal CIPE nel dicembre del 2008, con ulteriori attenuazioni dell’impatto sull’ambiente e sulla vita d’intere comunità.
Queste sono esattamente le cose e Rifondazione Comunista, in un momento in cui tutti provano a spararla più forte degli altri, ha voluto ricordare la scansione del problema e l’impegno posto in questi anni per risolvere il grave problema della sicurezza, essendo questo il vero problema che molti non ricordano più.
mar 172012
dicono..