Federazione di Grosseto
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  • CRISI: NUOVO ALLARME DALL’AMERICA

    Pubblicato il giugno 23rd, 2009 mzaccherotti Nessun commento

    crisi-economicaDagli USA arriva un nuovo allarme: dai dati relativi al 2009 ammontano a 40 le banche fallite nello stato nord-americano.

    Una situazione preoccupante che evidenzia ancora una volta la debolezza di un sistema capitalistico basato sul consumismo e la valuta. La crisi americana continua e ogni giorno tutto il mondo ne subisce le conseguenze, Italia compresa.

    L’agenzia governativa che garantisce i depositi bancari ha reso noto, la chiusura della Cooperative Bank, con sede a Wilmington (Carolina del Nord); della Southern Community Bank, di Fayetteville (Georgia) e della First National Bank of Anthony, dell’omonima città del Kansas.

    La stessa agenzia ha accordato con queste banche l’acquisizione dei depositi e di alcuni attivi.

    Questi nuovi fallimenti riflettono la portata della recessione che colpisce le regioni del Medio Ovest e Sudest del paese. Nel caso della Georgia, sono ben sette le banche fallite dall’inizio dell’ano.

    Il costo totale di questi ultimi tre fallimenti ammonta a 363 milioni di dollari.

    GLI ABUSI HANNO CONDOTTO ALLA CRISI

    Il presidente degli USA, Barack Obama, ha difeso la sua proposta di creare un’Agenzia di Protezione Finanziaria del Consumatore ed ha affermato che gli abusi contro questi sono stati uno dei motivi dell’attuale crisi, riporta l’agenzia EFE.

    Il presidente ha manifestato che “è chiaro” che il collasso della supervisione del sistema finanziario ha condotto ad abusi generalizzati con risultati “disastrosi”.

    Obama ha indicato che la crisi è stata causata in parte dagli statunitensi che hanno assunto debiti che non potevano pagare. “Ma ci sono anche milioni che hanno firmato contratti che non sempre capivano offerti da promotori che non sempre dicevano la verità”, ha precisato.

    Uno dei principali detonanti della crisi è stato il crollo delle ipoteche che, con un effetto a catena, hanno portato ad una virtuale paralisi dell’edilizia, dell’industria delle assicurazioni e ad una crescente disoccupazione.

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